Brexit, l’accordo Johnson-Ue alla prova di Westminster

Potrebbe saltare il voto parlamentare sulla Brexit il che esporrebbe il primo ministro Johnson al rischio del no deal

in foto Boris Johnson

Dopo l’intesa tra Regno Unito e Unione Europea sull’accordo per la Brexit, negoziato con molta fatica dal primo ministro Boris Johnson la questione passa a Westminster. Laburisti, nazionalisti scozzesi e unionisti nordirlandesi restano contrari all’intesa, quindi si preannuncia un voto tesissimo nella Camera dei Comuni. Questa mattina si è aperta la seduta parlamentare. Sul voto pende tuttavia l’emendamento pro-rinvio presentato da deputati ex tory ribelli guidati dall’ex ministro Oliver Letwin e dell’opposizione britannica.

L’emendamento Letwin

Prima del voto sull’accordo negoziato da Johnson, la Camera dei Comuni dovrà discutere l’emendamento Letwin che mira a imporre un rinvio oltre il 31 ottobre. E sembra poter contare su numeri frti, quelli dell’opposizione e quelli dei tory moderati: se dovesse passare potrebbe di nuovo stravolgere tutto. Se l’emendamento Letwin venisse approvato, Johnson sarebbe costretto a chiedere preventivamente un rinvio all’Ue, ma lha detto che non lo farà mai, e si aprirebbe così uno scontro costituzionale senza precedenti. Rifiutare di chiedere la proroga aprirebbe una battaglia in tribunale, etornerebbe inoltre sul tavolo il rischio del ‘no deal’, ovvero l’uscita dall’Unione europea senza accordo.

Le parole di Johnson e le contestazioni di Corbyn

Boris Johnson ha chiesto al Parlamento di approvare l’accordo: “Ora è arrivato il tempo”, hadetto all’Assemblea. Ha poi precisato come in passato il parlmento non sia stato “in grado di trovare” una soluzione per oltre tre anni dopo il referendum del 2016. Dall’opposizione Jeremy Corbyn ha invitato i colleghi della Camera a votare no al deal: “Votare oggi non porterà alla Brexit, il popolo dovrebbe avere ultima parola”, ha detto. “Capisco completamente la frustrazione e la fatica nel Paese e in questa Camera ma semplicemente non possiamo votare per un accordo che è anche  peggio di quello respinto da questa Camera tre volte”, ha concluso. 

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