Bruno Conti si racconta: dalla malattia all’addio Roma

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Dopo cinquantatré anni, il legame tra Bruno Conti e la Roma potrebbe interrompersi. Il contratto della leggenda giallorossa scadrà a giugno e, salvo sorprese, si prospetta un addio al club che lo ha visto protagonista come calciatore, dirigente e responsabile del settore giovanile. Per lui, però, potrebbe aprirsi una nuova porta in Nazionale, nello staff della Figc.

In una recente intervista, Conti ha ripercorso la sua carriera e ha parlato anche della difficile battaglia personale affrontata. “Tre anni fa mi hanno trovato un tumore al polmone”, ha confidato. “Mi avevano toccato la cosa che amo di più, i miei capelli. All’inizio non avevo voglia di fare niente, ma la mia fortuna è stata avere la famiglia vicino. Mia moglie mi ha dato una forza incredibile”.

Conti ha vinto la sua battaglia più importante e la decisione di un possibile cambio professionale è legata anche alla volontà di dedicare più tempo alla famiglia. In questi anni ha comunque continuato a frequentare il centro sportivo di Trigoria, pur limitando le uscite pubbliche a causa della malattia.

L’ex “Marazico” ha anche condiviso la sua visione per il futuro del calcio italiano, criticando l’eccessiva attenzione al fisico a discapito della tecnica nei settori giovanili. “Dall’Under 10 all’Under 14 servono educatori, non allenatori. C’è bisogno di chi insegna i fondamentali, il gesto tecnico, senza parlare di tattica”.

La sua più grande soddisfazione professionale non è legata ai trofei. “Non era vincere gli scudetti, ma vedere ragazzi come Totti, De Rossi e Aquilani arrivare in prima squadra. Questo era il mio obiettivo. Dobbiamo riscoprire i vivai e dare fiducia ai nostri ragazzi”. Un percorso che per lui è iniziato tra le difficoltà, quando veniva giudicato tecnicamente abile ma non pronto fisicamente.

La sua vita avrebbe potuto prendere una piega diversa. A quindici anni, mentre giocava a baseball a Nettuno, ricevette un’offerta dal Santa Monica per trasferirsi in America. Fu suo padre a rifiutare, ritenendolo troppo piccolo. “Come sarebbe andata? Non lo sapremo mai. Ed è meglio così”, ha sorriso Conti.

Anni dopo, ha portato a casa la Coppa del Mondo del 1982, un trionfo che gli valse il riconoscimento di Pelé come “miglior giocatore del Mondiale”. Un complimento che, insieme all’affetto di campioni come Maradona, che lo voleva a Napoli, ha segnato una carriera straordinaria, legata indissolubilmente ai colori della Roma.

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