Caos procure, De Ficchy: “Il sistema del Csm è malato, serve un sorteggio”

Le dichiarazioni dell'ex procuratore di Perugia sul caso che vede protagoniste politica e magistratura

Foto Paolo Giandotti/Ufficio Stampa Quirinale/

MILANO “La magistratura italiana, nella sua grande parte, è sana. I magistrati lavorano. Perché non ci sono più funzioni che assicurino routine comode. Sono l’Associazionismo e il Csm, che dell’Associazionismo e delle sue correnti è espressione, ad essere malati. Se l’Associazionismo è degenerato è inevitabile che lo sia il Csm e che tutti i percorsi di carriera vengano altrettanto condizionati”. Così in un’intervista a Repubblica il procuratore Luigi De Ficchy.

La linea del procuratore De Ficchy

De Ficchy, ex procuratore di Perugia, aggiunge: “Oggi l’appartenenza alle correnti è spesso sganciata anche da convinzioni ideologiche. Si entra nelle correnti che la fanno da padrone nei grandi distretti – Roma, Napoli, Milano, Palermo – facendo un calcolo su quale corrente consenta progressioni di carriera più veloci. Insomma, si è radicata l’equazione per cui la progressione in carriera è il beneficio naturale, dovuto, dell’appartenenza a una corrente. Nelle ultime elezioni per il Csm c’erano 4 candidati per 4 seggi disponibili tra i pm. È un’elezione quella in cui nessuno perde?”.

Csm, serve riformare l’elezione

Da questa situazione, sottolinea il magistrato si esce solo “con una riforma dell’elezione del Csm che tagli il legame malato tra l’eletto e la sua corrente. Si parla del sorteggio tra gli eletti e capisco che questo possa presentare in sé aspetti non democratici. Perché si potrebbe arrivare al paradosso che arrivi in Consiglio chi ha avuto meno voti. Ma si potrebbe anche immaginare un voto successivo a un sorteggio che dunque metta in condizione di essere eletti anche quei candidati che non hanno dietro la forza delle correnti”.

(LaPresse)

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