Caro energia, Confimprese: Campania a rischio collasso

Nei prossimi mesi tantissime attività spariranno. Politica sorda

NAPOLI (Antonio Di Somma) – Se ne parla poco, ma all’orizzonte si profila una vera e propria catastrofe. Le imprese e le famiglie sono già allo stremo, reduci da mesi durissimi, con le restrizioni dovute alla pandemia. Ora il rincaro dell’energia e dei beni di consumo rischia di diventare il colpo di grazia per tutti. I commercianti cominciano a esporre le bollette di luce e gas per giustificare ai clienti gli aumenti dei prezzi. C’è chi è costretto a licenziare i propri dipendenti o addirittura a chiudere bottega. E c’è anche chi quelle bollette ha voluto bruciarle pubblicamente, come si è visto durante una manifestazione di protesta a Napoli alcuni giorni fa.

In questo scenario desolante, diventa ancora più evidente l’assenza della politica, oggi concentrata solo sulla campagna elettorale.
Una situazione esplosiva, avverte Mauro Pantano, presidente provinciale della Confederazione Imprese Italia, che tra Napoli e Provincia conta circa 2800 adesioni tra liberi professionisti e imprese. Se ci troviamo in questa situazione, spiega, non è tanto per via della guerra in Ucraina, quanto piuttosto a causa delle operazioni speculative effettuate dagli operatori finanziari sul mercato Ttf (Title Transfer Facility), dove viene determinato il costo del gas. Condotte favorite dall’assenza, a livello regolamentare, di “norme di contenimento” finalizzate a prevenire oscillazioni troppo ampie del prezzo del gas.

“La nostra Confederazione – spiega Pantano – è stata l’unica a chiedere al governo italiano di proporre agli altri Paesi europei la fissazione di un tetto massimo. E’ assurdo che un Paese come il nostro, che dipende dalla fornitura di gas dalla Russia, non si sia posto il problema di come funziona il mercato che ne determina il prezzo”.

La Confederazione registra un aumento di oltre il 400% del costo dell’energia per gli imprenditori. Che dallo scorso luglio si sono visti recapitare bollette della corrente elettrica con cifre quadruplicate.

In pochi mesi c’è stata una vera e propria impennata delle tariffe. Ad essere più in difficoltà, ovviamente, sono i titolari degli esercizi che utilizzano più energia elettrica come gelaterie, pasticcerie, lavanderie, copisterie e altri. Come se lo scenario non fosse già abbastanza grigio, il problema rischia di generarne altri ancora più gravi. Qualcuno, infatti, ha proposto la rateizzazione delle bollette. Idea che non piace a Pantano: “Così gli imprenditori finiscono per indebitarsi ancora di più. Le nostre proposte al governo sono state altre. Dovrebbe essere sospeso il pagamento dell’Iva, quello del modello unico e quello dei contributi per i dipendenti. La cosa che mi preoccupa di più è che di questo i politici non parlano, durante la campagna elettorale”. Gli ulteriori aumenti previsti per i prossimi mesi rischiano di provocare una rivolta. Tanto più che, denuncia la Confederazione, lo scorso luglio è stata ritoccata la normativa in materia fallimentare.

Le imprese che si indebitano per importi superiori a 20mila euro devono presentare una sorta di piano di rientro del debito. E affidarsi, per la elaborazione e per l’attuazione dello stesso, a un professionista esterno. Il tutto a carico suo, ovviamente. “Mi ha lasciato allibito – spiega Pantano – il sostegno degli ordini professionali a questa riforma. L’hanno salutata come una grande opportunità di lavoro, anziché ribellarsi. Così si guadagna sulle difficoltà altrui. Con la nuova mazzata in arrivo, credo che nel giro di un mese falliranno tantissime imprese che non riusciranno a fronte ai loro debiti. Prima toccherà ai negozi, poi a chi opera nel campo della logistica. E’ di questo che la politica dovrebbe parlare. Spiace dirlo. Ma in questa situazione l’unica via di uscita per i piccoli imprenditori è chiudere la propria attività. Una volta si decideva di investire con la prospettiva di realizzare profitti. A queste condizioni, fare impresa significa solo produrre debiti”.

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