La rete mafiosa del boss Mezzero: il processo approda in Appello. 7 imputati chiamati davanti ai giudici della Corte

1481
Carlo Bianco, Antonio Mezzero e Michele Mezzero
Carlo Bianco, Antonio Mezzero e Michele Mezzero
Pubblicato il

CASAL DI PRINCIPE – Dopo le pesanti condanne incassate in primo grado, il processo nato dall’inchiesta dell’Antimafia sulla presunta rete che avrebbe favorito il ritorno al crimine del boss Antonio Mezzero approda in Corte d’Appello. La quarta sezione penale ha fissato l’udienza per il prossimo 9 settembre, chiamando in causa sette imputati.

Il procedimento riguarda il filone definito dal Tribunale di Napoli l’11 dicembre 2025. Al centro dell’indagine c’è la figura di Antonio Mezzero, originario di Brezza, tornato in libertà nel luglio 2022 dopo oltre venticinque anni di carcere e ritenuto dagli investigatori nuovamente operativo nel territorio casertano. Secondo la ricostruzione accusatoria, attorno a lui si sarebbe ricomposta una rete di rapporti familiari e criminali, con contatti, pressioni e attività illecite monitorate dai carabinieri di Caserta fino all’estate del 2023.

La pena più alta in primo grado era stata inflitta proprio al boss Mezzero: 14 anni di reclusione. Condanna pesante anche per Michele Mezzero, detto “’o malese”, nipote del capocosca, al quale erano stati inflitti 8 anni. Per entrambi, insieme a Davide Grasso, era stata contestata l’associazione mafiosa. Grasso, di Santa Maria La Fossa, aveva incassato 12 anni, ma il suo nome non compare nel decreto di citazione per l’udienza d’Appello ora fissata davanti alla Corte napoletana.

Davanti ai giudici di secondo grado compariranno, oltre ad Antonio e Michele Mezzero, anche Carlo Bianco, Pietro Di Marta, Pasquale Natale, Andri Spahiu e Pietro Zippo. In primo grado Carlo Bianco, di Casal di Principe, era stato condannato a 5 anni per l’estorsione legata alla compravendita di un capannone nell’Agro Caleno. Alla stessa pena erano stati condannati Pietro Di Marta, di Vitulazio, e Andri Spahiu, domiciliato a Capua. Pietro Zippo aveva ottenuto 4 anni, mentre Pasquale Natale, di Bellona, era stato condannato a 3 anni e 4 mesi.

Secondo l’impianto accusatorio, una parte delle contestazioni riguarda le pressioni esercitate su una coppia per costringerla a lasciare un immobile a Bellona, di proprietà di Zippo. In questo contesto viene richiamato anche l’incendio di un’autovettura, attribuito in primo grado a Grasso, Di Marta, Natale e Spahiu. A Grasso e Natale era stata inoltre contestata la detenzione illegale di una pistola.

Nel collegio difensivo, per questa fase, figurano gli avvocati Raffaele Russo, Pasquale Diana, Saverio Campana, Giuseppe Stellato, Alberto Martucci, Nicola Quatrano, Nello Sgambato, Carlo De Stavola, Stefano Vaiano e Francesco Buonaiuto.

Articolo precedenteRoland Garros: la scalata di Arnaldi nel ranking ATP
Articolo successivoNOME E FOTO. Accoltellato in una rissa nel negozio di barbiere: 36enne in ospedale
Giuseppe Tallino
Giornalista professionista casertano, si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e di cronaca nera. Negli ultimi anni si è dedicato alle inchieste sugli intrecci tra criminalità organizzata e mondo politico e imprenditoriale. I suoi articoli sono stati ripresi da numerose testate nazionali e per questo è intervenuto in alcune trasmissioni televisive di inchiesta sulle principali reti nazionali, tra le quali Report e Far West su Rai Tre e '100Minuti' su La7. Per le sue inchieste è finito nel mirino di Augusto La Torre, boss di Mondragone. Per tale ragione, la Prefettura di Caserta ha disposto misure di tutela nei suoi confronti. Del caso si sono occupati anche l’Ordine dei giornalisti della Campania e l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome