Caserta, lo stadio senza fine: 90 anni di storia, un futuro ancora da scrivere per i tifosi.

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Nives Chiavarone e la maglia della Casertana
Nives Chiavarone e la maglia della Casertana
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Lo stadio, per chi ama il calcio, è casa. È il luogo in cui ti senti accolto, alla pari, e dove se per qualunque motivo tiri fuori l’urlo più disumano nessuno ti guarda male o ti giudica.

A Caserta tutto questo è lo Stadio Pinto, una struttura che porta i segni del tempo di 90 stagioni passate, ma che proprio per questo è unica e inimitabile per i tanti tifosi della Casertana. Ogni bella storia ha i suoi protagonisti e un lieto fine. Partiamo dai protagonisti.

Lo stadio comunale di Caserta, il Pinto, è sicuramente il protagonista principale. Nasce tutto da lì, il luogo in cui la Casertana gioca da quasi 90 anni. Si trova in centro, in Viale Medaglie d’Oro, inaugurato nel 1936 su progetto dell’architetto Campopiano. All’inizio era solo una tribuna moderna da 1.500 posti, attorno c’era solo “prato” per i giovani. Poi con il tempo ed una serie di interventi strutturali, nel mentre una promozione in serie B, ha cambiato volto ed è come lo conosciamo oggi.

Uno stadio che porta i segni del tempo, ma per questo unico per i tifosi rossoblù.

Arriviamo ad oggi. L’altro protagonista della storia: il nuovo Pinto. Una opera che prevede un investimento da 51 milioni di euro, non una ristrutturazione, ma una demolizione e ricostruzione totale. Uno stadio con 12.000 posti, ampliabili a 16.000 in caso di Serie A, una opera pensata come polo commerciale e sociale aperto 365 giorni l’anno, non solo per le partite. Dopo anni di stop, la svolta nel 2023-25: nasce Caserta Stadium Srl.  A inizio 2026 via libera della Provincia sulla nuova viabilità. Sembra tutto pronto, ma in realtà tutto è ancora fermo.  Il progetto c’è, è definitivo, è finanziato, ma il Comune non dà l’ok per iniziare i lavori. Servono consulenti, serve tempo.

Il presidente  D’Agostino ha rotto il silenzio nei giorni scorsi, con una dichiarazione netta che è un appello e insieme uno sfogo. Chiede, insomma, al Comune di Caserta di arrivare ad una soluzione per avviare i lavori e far partire il cantiere. È inaccettabile, soprattutto se si pensa allo sforzo enorme che la famiglia D’Agostino compie da anni per assicurare a Caserta un calcio di categoria, tenendo la Casertana competitiva in un campionato difficile e dispendioso come quello della Serie C, con investimenti costanti e in totale solitudine

A questo punto, al netto di carte, pareri e cavilli, la sensazione che si respira è una sola ed è rassegnazione. Senza una figura, un soggetto, un’istituzione che si assuma finalmente la responsabilità politica e amministrativa di decidere, la pratica del nuovo stadio sembra destinata a rimanere incagliata. È un passaggio obbligatorio, certo, ma è anche il sintomo di una città che da anni non riesce a chiudere le sue partite più importanti. I commissari applicano la rigidità che il momento impone, è giusto così, ma quella rigidità senza un atto di coraggio rischia di trasformare l’ennesimo progetto ambizioso nell’ennesima opera incompiuta.

Eppure la speranza resta tutta lì, intatta, nel progetto. Basterebbe davvero che qualcuno decidesse di farlo diventare realtà. Basterebbe poco, basterebbe coraggio.

Nonostante tutto vogliamo pensare ad un lieto fine.  Arriverà la primavera, qualcuno finalmente deciderà. Perché Caserta non ha bisogno di nuovi annunci, ma di un percorso definito verso il cantiere. E perché il nuovo Pinto non è solo  cemento e posti a sedere, è lavoro, è un polo per la città, è il futuro della Casertana,  è lo stadio della Casertana, è lo stadio di Caserta.

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