La Giunta del Comitato Olimpico Nazionale Italiano si prepara a una decisione che potrebbe scuotere le fondamenta del calcio nazionale. Al termine della sosta per le Nazionali, i membri della Giunta saranno chiamati a votare sul possibile commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), una misura drastica che segue le controversie sul tesseramento di Giovanni Malagò come consigliere federale.
La vicenda ha origine da un ricorso che contesta la validità del tesseramento di Malagò, sollevando dubbi sulla sua conformità con lo Statuto della FIGC e i Principi informatori del CONI. Per dirimere la questione, il Comitato Olimpico ha incaricato un collegio di “giuristi di chiara fama” di analizzare la documentazione e stabilire se vi sia stata un’effettiva violazione delle norme. Il loro parere tecnico costituirà la base su cui la Giunta esprimerà il proprio voto.
Nel frattempo, la FIGC non è rimasta a guardare: ha preparato una robusta memoria difensiva, anch’essa supportata da pareri legali di alto profilo, per sostenere la correttezza delle proprie procedure. La Federcalcio ha già fornito al CONI tutti i documenti relativi alle candidature pervenute alla sua segreteria, incluse quelle di Giancarlo Abete e Renato Miele, l’avvocato che ha dato il via alla contesa.
L’eco della crisi ha superato i confini nazionali, attirando l’attenzione dei massimi organi del calcio europeo. Il presidente della UEFA, Aleksander Čeferin, ha espresso forte preoccupazione, avvertendo che “le ingerenze politiche minano la fiducia della UEFA”. Queste parole sono un chiaro segnale che l’organismo europeo potrebbe considerare la mossa del CONI come un’interferenza nell’autonomia della federazione sportiva, un principio cardine per la UEFA e la FIFA. La presa di posizione di Čeferin ha rafforzato il fronte interno alla FIGC, dove le componenti federali si sono schierate a difesa del presidente e dell’indipendenza gestionale dell’organizzazione.
Le conseguenze di un commissariamento sarebbero gravissime. Il rischio più immediato e clamoroso riguarda l’organizzazione di Euro 2032, assegnata congiuntamente a Italia e Turchia. Un’eventuale instabilità istituzionale potrebbe indurre la UEFA a riconsiderare l’assegnazione, un danno d’immagine ed economico incalcolabile per il Paese. Sul piano commerciale, inoltre, diverse trattative per nuove e importanti sponsorizzazioni, alcune delle quali in dirittura d’arrivo, potrebbero saltare o essere congelate, indebolendo la credibilità del sistema calcio italiano.
La questione, nata da un cavillo procedurale, rischia quindi di provocare effetti a catena devastanti. La Giunta CONI si troverà a dover bilanciare l’applicazione formale delle norme con una valutazione pragmatica delle ripercussioni sistemiche. La decisione finale non riguarderà solo la regolarità di un atto amministrativo, ma il futuro, la stabilità e la reputazione internazionale dell’intero movimento calcistico italiano.








