L’ex calciatore di Roma e Real Madrid, Cicinho, ha raccontato la sua lunga e difficile battaglia contro la dipendenza dall’alcol, un demone che lo ha accompagnato per gran parte della sua carriera. Una confessione senza filtri che svela un passato di autodistruzione, ma anche una storia di rinascita e fede.
Tutto ha avuto inizio a soli 13 anni, durante una festa tra amici, con il primo assaggio di birra. Da quel momento, l’alcol è diventato una presenza costante, con l’ex terzino che ha spiegato come il calcio fosse vissuto come un mezzo per un fine preciso: guadagnare soldi per poter bere. Con l’avanzare della carriera, dal Botafogo alla nazionale brasiliana, la sua dipendenza è peggiorata.
L’arrivo al Real Madrid nel 2005, per essere l’erede di Míchel Salgado, ha rappresentato un’ulteriore accelerazione verso l’abisso. Sentendosi arrivato all’apice, Cicinho ha intensificato le feste, organizzandole quasi sempre nella sua villa per eludere i paparazzi. È arrivato al punto di presentarsi agli allenamenti ancora sotto l’effetto dell’alcol, riuscendo a nascondere la sua condizione persino a un tecnico esigente come Fabio Capello. In quel periodo ha iniziato anche a tatuarsi: dei suoi 33 tatuaggi, ben 25 sono stati fatti da ubriaco per non sentire il dolore degli aghi.
Il trasferimento alla Roma nel 2007 è avvenuto dopo una videochiamata con Francesco Totti, che lo convinse dicendogli: “I Galacticos siamo noi”. Dopo un buon inizio con Luciano Spalletti, un grave infortunio al ginocchio nel 2009 lo ha fatto ricadere pesantemente nell’alcol e lo ha portato a confrontarsi con la depressione. Proprio a Roma ha toccato il suo punto più basso, confessando di aver consumato in un solo giorno 70 birre e 15 caipirinhe, oltre a due pacchetti di sigarette.
Durante l’esperienza romana, figure dirigenziali come Bruno Conti e Daniele Pradè hanno provato ad aiutarlo, ma la spirale era difficile da arrestare. Cicinho ha ricordato anche episodi dello spogliatoio, come una forte discussione tra Gabriel Heinze e Totti, con l’argentino che contestò il capitano e da quel momento vide il campo molto raramente.
La svolta definitiva è arrivata grazie al sostegno della moglie Marry. È stata lei a portarlo per la prima volta in chiesa e a convincerlo a intraprendere un percorso di terapia una volta tornato in Brasile, nel 2012. Grazie a questo aiuto, ha riscoperto il senso della vita. Cicinho non beve da 14 anni e, da circa un anno, ha intrapreso un nuovo cammino come pastore evangelico a San Paolo, dove vive e lavora anche come opinionista televisivo.




