Crepet: “Atleti, più paura dei like che dei risultati”

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Cronache sport calcio
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Gli sportivi di alto livello sono diventati brand di se stessi, con una vita costantemente esposta ai riflettori. Una pressione che ha spinto atleti come Dusan Vlahovic e Marcell Jacobs a prendersi pause dai social network. C’è chi, come il tecnico Julio Velasco, ha consigliato alle proprie giocatrici di non usare il telefono in ritiro, o chi, come il pilota Charles Leclerc, ha cancellato le app per evitare distrazioni.

Sulla questione è intervenuto lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che ha analizzato il complesso rapporto tra atleti e mondo virtuale. Secondo l’esperto, la strada indicata da Velasco rappresenta una soluzione intelligente e controcorrente. “Velasco è una persona straordinaria, di un’intelligenza sopraffina”, ha affermato Crepet, definendolo “una mosca bianca” in un sistema che spinge in direzione opposta.

Il problema risiederebbe in un “meccanismo perverso”, come lo ha definito il sociologo. Gli atleti sono sovraesposti mediaticamente, spinti da agenti, agenzie e social media manager. Fermare questa macchina, secondo Crepet, è diventato molto difficile se non si possiede senso della misura.

Questa dinamica genera un effetto pericoloso: la paura di non ottenere like e consensi può superare la fame di raggiungere un risultato sportivo. “L’autoesposizione spesso è inversamente proporzionale alla propria bravura”, ha spiegato Crepet. Il rischio è che l’apparenza e il consenso virtuale diventino più importanti della performance reale.

Crepet ha poi enunciato una vecchia regola del successo: “Il campione ha meno bisogno di esporsi sui social, per lui parlano le vittorie, mica i post su Instagram”. Si diventa grandi con il talento e il sacrificio, non inseguendo i follower. Chi è al vertice del proprio sport non ha la stessa necessità di esporsi per dimostrare il proprio valore.

Per illustrare questo concetto, ha tracciato un parallelo con il mondo della televisione. “Ancora oggi vengono fatti programmi con ex famosi. Se fossero sulla cresta dell’onda lo farebbero? Non credo”. Allo stesso modo, alcuni sportivi in fase discendente userebbero i social network per cercare di restare rilevanti.

Il sociologo ha inoltre messo in guardia contro un pericolo emergente, quello dell’intelligenza artificiale, in grado di creare contenuti falsi in serie che diventano virali prima di qualsiasi smentita. Un fenomeno amplificato dalla fruizione spesso distratta tipica dei social.

Infine, riguardo al problema dell’odio online, Crepet ha condiviso la soluzione proposta da Velasco alle sue atlete: l’unica vera difesa è ignorare gli “haters da tastiera”. Un problema reale che, ha sottolineato, colpisce indistintamente uomini e donne nel mondo dello sport.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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