Cybernauti ed esperti in telefonia: creato un ufficio postale virtuale

Cybernauti ed esperti di telefonia: creato un ufficio postale virtuale
Cybernauti ed esperti di telefonia: creato un ufficio postale virtuale

NAPOLI – Tre gruppi super tecnologici. Hanno dato del filo da torcere ai migliori apparati  investigativi dell’Arma. I carabinieri hanno impiegato settimane per intercettare le schede telefoniche degli indagati.

La ricostruzione è da brivido: abili ad attivare una sim virtuale, con numeri che sembrano fissi, ma in realtà non lo sono. Tradotto: avevano creato un ufficio postale virtuale. Una finta sede con tanto di numero fisso. E quando un operatore di banca chiama, per verificare un assegno, invece dell’ufficio postale, risponde un complice. Il gioco è fatto. E’ l’escamotage usato dal secondo gruppo. Il finto ufficio postale aveva sede a Vigoleno, una frazione del Comune di Vernasca nel Piacentino. In tutto sette abitanti: percorso impervio, qui è difficile anche arrivarci in auto. Di più. Molti indagati sono persone esperte nel settore informatico e delle telecomunicazioni. Il presunto promotore della seconda associazione è un ex tecnico telefonico. La Procura si sofferma più volte sul suo profilo: riusciva a isolare le chiamate e a deviarle su altre linee. Questo è successo con alcune banche della provincia di Napoli, che hanno ancora le comunicazioni analogiche. E ancora: le truffe commesse dalla seconda batteria erano commesse con lo stesso ‘modello operativo’: l’utilizzo di assegni vidimati postali contraffatti, emessi fittiziamente dall’inesistente Ufficio postale di Vigoleno. Insomma tecnologie e apparati sofisticati, degni di una agenzia per la cybersicurezza nazionale. 

La maggior parte degli indagati abita a Napoli (in particolare nel quartiere di Poggioreale) e nella provincia. Ma ci sono anche persone di Barra, San Giovanni a Teduccio e dell’area nord della città.

Le indagini della Procura sono ricche di dettagli. Le tre associazioni si sarebbero servite di ‘paranze’ di rom nel nord Italia, che acquistavano assegni e identità falsi. Erano specializzate in questo settore. Gli inquirenti le considerano sottogruppi dei partenopei. Tutto era collegato. E ogni aveva un ruolo bel preciso. Stando agli inquirenti, le tre associazioni operavano in tutta Italia e hanno monitorato per mesi gli spostamenti degli indagati. “Erano frequenti i viaggi, per incontrare gli altri sodali”. Lo dicono i magistrati, che hanno ricostruito anche ruoli e profili. La prima delle tre associazioni per delinquere aveva ramificazioni in Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Agiva nell’ambito delle compravendite on-line di autovetture di pregio utilizzando quattro batterie operative. E dunque era necessario spostarsi di frequente. Anche per evitare le conversazioni telefoniche (almeno per le operazioni più delicate). Dopo alcuni contatti telefonici ai truffatori subentravano altri complici  che sotto false identità concludevano di persona le trattative consegnando agli inserzionisti assegni circolari falsi dal sedicente ufficio postale.

Il comandante: “Ci abbiamo lavorato mesi e l’indagine non è finita”

“Una indagine complessa. Ci abbiamo lavorato tanto negli ultimi mesi e siamo ancora in ufficio a quest’ora. Stiamo ultimando le procedure per i sequestri. Non abbiamo finito”. Michele Lastella parla al telefono con un filo di voce nella tarda serata di ieri. Dall’8 settembre è il comandante del reparto operativo dei carabinieri a Genova. E ha condotto la maxi indagine, conclusa con 59 misure cautelari. “E’ una inchiesta che segue più binari, ma tutti portano alla commissione di truffe – scandisce –  gli indagati risiedono in diverse regioni. A Napoli in particolare abitano nel quartiere di Poggioreale. Non abbiamo trovato personaggi legati ad organizzazioni criminali. Si tratta di semplici gruppi autonomi, specializzati nei raggiri on line, dei più sofisticati che si possano immaginare”. 

Prima truffa con una Porsche Macan: così è cominciata l’inchiesta

L’indagine comincia con una denuncia a Genova. Una persona è stata truffata con una vendita di un’auto on line. Spiega ai carabinieri di aver messo un annuncio per la sua Porsche Macan (da qui prende il nome l’inchiesta). Un gruppo di presunti acquirenti lo chiamano: sono interessati alla macchina. Ma chiedono delle garanzie e si fanno mandare il libretto della vettura, “serve per verificare che il veicolo esista, che sia reale”. Tant’è. Passano giorni. Il proprietario della Porsche nota su un altro sito internet la sua macchina in vendita. Con un prezzo più basso, con tanto di carta di circolazione e libretto. Troppo tardi: un ignaro acquirente è già caduto nella trappola. Ecco in pratica cosa è successo: un potenziale compratore ha visto la Macan in ‘vetrina’ nell’annuncio-truffa e ha contattato gli inserzionisti. Ha detto che è interessato alla vettura. Dall’altro lato della cornetta gli hanno chiesto garanzie e un interessamento concreto all’acquisto: “Mandaci una foto dell’assegno circolare, così che possiamo essere certi che davvero vuoi comprare la macchina”. Lui lo ha fatto. Non immaginava il raggiro. Loro sono riusciti a stampare l’assegno, a falsificarlo (con dati veri) e a incassarlo. I carabinieri troveranno anche la stamperia clandestina. Un lavoro ‘ad arte’. L’organizzazione, infatti, sfruttava quel lasso di tempo per riprodurre, a mezzo propri falsari e stamperia, l’assegno ricevuto in fotografia, incassandolo senza incorrere in alcun problema di ‘bene emissione’ considerata la correttezza dei dati riportati, corrispondenti a quelli del titolo originale contraffatto. Tutto studiato nei minimi dettagli. Il secondo sodalizio aveva base direttiva e logistica a Napoli con ramificazioni in Friuli  Venezia Giulia. Si avvaleva di cinque batterie operative per commettere le truffe. 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome