Discarica a cielo aperto nella Terra dei Fuochi: sigilli a 500 mq di veleni, denunciato imprenditore

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SUCCIVO (CE) – Un campo agricolo trasformato in una bomba ecologica a orologeria. Non più terra fertile destinata a colture, ma un deposito abusivo di rifiuti speciali, pericolosi, ammassati senza alcuna autorizzazione e in spregio a ogni norma ambientale. È lo scenario desolante scoperto nel pomeriggio di ieri, 8 settembre, dai Carabinieri della Stazione di Sant’Arpino che, con il supporto specialistico del Nucleo Carabinieri Forestale di Marcianise, hanno messo i sigilli a un’area di circa 500 metri quadrati nel cuore della Terra dei Fuochi.

L’operazione, scattata nell’ambito dei controlli mirati al contrasto degli illeciti ambientali che continuano a piagare questo territorio, ha portato alla luce una vera e propria discarica a cielo aperto. Sotto gli occhi dei militari si è materializzato un accumulo caotico e imponente di materiali di scarto: un volume stimato in circa 150 metri cubi, una montagna di veleni composta da rifiuti da demolizione e costruzione, carcasse di pneumatici fuori uso e resti di pallet in legno. Un mix potenzialmente tossico, abbandonato su un terreno che, sulla carta, avrebbe dovuto avere una vocazione completamente diversa.

Gli accertamenti dei Carabinieri, infatti, non si sono limitati a constatare la presenza dei rifiuti. L’indagine ha messo in luce anche un palese abuso edilizio e urbanistico. Il fondo, classificato come agricolo, era stato di fatto convertito in un’area di stoccaggio e deposito, in totale assenza delle necessarie autorizzazioni che ne avrebbero dovuto modificare la destinazione d’uso. Un cambio di volto illegale, finalizzato unicamente a creare un punto di raccolta per scarti industriali e di cantiere.

Di fronte a un quadro probatorio così evidente, i militari hanno agito con fermezza. È scattato il sequestro penale dell’intera area di 500 metri quadrati, esteso anche ai locali presenti e, naturalmente, all’enorme cumulo di rifiuti. Al termine degli accertamenti, un imprenditore di 55 anni, originario di Succivo ma residente nell’agro aversano, è stato deferito in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria. L’uomo è ritenuto, allo stato attuale delle indagini, gravemente indiziato del reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata.

L’area e i materiali posti sotto sequestro sono stati affidati in custodia giudiziale allo stesso proprietario, che ora dovrà attendere le disposizioni della magistratura. Il passo successivo, cruciale e complesso, sarà quello della caratterizzazione dei rifiuti: analisi tecniche approfondite per determinarne con esattezza la natura, la composizione e il grado di pericolosità. Solo al termine di questa fase si potrà procedere con le operazioni di bonifica e smaltimento, che dovranno seguire i rigidi protocolli previsti dalla legge, con costi che si preannunciano ingenti.

Questo sequestro rappresenta un altro, importante tassello nella lotta senza quartiere che lo Stato conduce contro l’ecomafia e l’illegalità ambientale nella Terra dei Fuochi. Un’azione costante che non si ferma, volta a ripristinare la legalità e a proteggere un territorio già profondamente ferito.

È fondamentale sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva. La sua responsabilità dovrà essere accertata nel corso del processo.

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