ROMA – Una vasta operazione della Polizia di Stato ha scosso l’Italia alle prime luci dell’alba di oggi, 23 ottobre 2026, riportando l’attenzione sui gravi disordini che hanno infiammato le piazze di numerose città lo scorso 17 e 18 ottobre. Su delega dell’Autorità Giudiziaria e, in parte, di propria iniziativa, gli agenti delle Digos di tutta la penisola hanno eseguito un centinaio di perquisizioni domiciliari e personali, stringendo il cerchio attorno ai presunti responsabili delle violenze.
Il bilancio dell’operazione, che ha interessato ben 18 città italiane, è pesante e disegna un quadro inquietante. Nel mirino degli inquirenti sono finiti circa 100 soggetti, identificati grazie a un meticoloso lavoro di analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza e del materiale video circolato online. Ma il dato più allarmante, che solleva interrogativi profondi sul disagio giovanile e sulle dinamiche di radicalizzazione, è che di questi, ben 51 sono minorenni. Un esercito di giovanissimi che, secondo l’accusa, avrebbe preso parte attiva agli scontri, al fianco di militanti più adulti.
Le abitazioni dei sospettati sono state passate al setaccio da cima a fondo. Quello che è emerso dalle perquisizioni non lascia spazio a dubbi sulla natura violenta e premeditata di parte delle manifestazioni. Gli agenti hanno sequestrato un vero e proprio arsenale destinato alla guerriglia urbana. Spiccano, per la loro gravità, munizioni da guerra, il cui possesso configura reati gravissimi e apre scenari investigativi ancora più complessi sulla provenienza e la destinazione di tale materiale.
L’elenco degli oggetti sequestrati è lungo e dettagliato: armi soft air modificate per aumentarne la potenza, armi da taglio di vario genere, coltelli, manganelli telescopici, tirapugni, mazze da baseball, sfollagente e aste di alluminio, strumenti perfetti per l’offesa e per sfondare vetrine. È stata rinvenuta anche una balestra, arma potenzialmente letale. A confermare l’intenzione di appiccare incendi e creare barricate, gli agenti hanno trovato taniche di plastica contenenti benzina.
Per garantire l’anonimato durante gli scontri, i soggetti perquisiti erano in possesso di un kit completo per il travisamento, composto da passamontagna, scalda collo e altri indumenti. L’indagine ha inoltre confermato il legame tra la violenza di piazza e la criminalità comune: durante le perquisizioni sono stati infatti ritrovati numerosi capi d’abbigliamento e altri oggetti rubati nei negozi saccheggiati durante i disordini del 17 e 18 ottobre.
L’operazione odierna non è un punto di arrivo, ma una tappa fondamentale di un’inchiesta molto più ampia. Gli investigatori della Digos stanno ora lavorando senza sosta per analizzare il materiale informatico sequestrato – telefoni cellulari, computer e hard disk – alla ricerca di chat, video e contatti che possano aiutare a ricostruire la rete organizzativa dietro le violenze e a identificare ulteriori soggetti coinvolti. L’obiettivo è fare piena luce non solo sugli esecutori materiali, ma anche su eventuali mandanti o figure che hanno fomentato e coordinato l’ondata di violenza. L’Italia resta con il fiato sospeso, mentre le indagini proseguono per svelare il volto nascosto di chi ha trasformato il dissenso in devastazione.







