E’ morta la moglie del boss Mallardo: era detenuta per una condanna di 23 anni

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Anna Aieta
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GIUGLIANO – E’ morta Anna Aieta (nella foto), 69 anni, moglie di Francesco Mallardo, figura di vertice del clan omonimo attivo nell’area di Giugliano. La donna, detenuta per una condanna complessiva a 23 anni, era ricoverata in un ospedale dell’Aquila. Le sue condizioni di salute si erano aggravate dopo un’ischemia che l’aveva colpita lo scorso agosto. A dare notizia della morte sono stati i manifesti funebri comparsi in diverse strade del centro di Napoli, tra Arenaccia e Vasto. Il nome di Aieta era emerso con particolare rilievo nell’ambito dell’inchiesta che nel 2016 aveva portato a una vasta operazione contro il clan Mallardo. In quell’occasione furono eseguiti 18 arresti e vennero sequestrati beni per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. La donna era stata arrestata nell’ambito dell’indagine e, al termine dell’iter giudiziario, aveva riportato una condanna per associazione di tipo mafioso, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. A difenderla nei diversi procedimenti è stato l’avvocato Gian Paolo Schettino.

Le indagini condotte dalla Direzione investigativa antimafia avevano delineato un ruolo di primo piano di Aieta negli equilibri del gruppo criminale. Secondo la ricostruzione degli investigatori, dopo l’arresto di suo marito avrebbe assunto maggiori responsabilità all’interno del clan. Francesco Mallardo, considerato il capo dell’organizzazione, era stato infatti sottoposto al regime del 41-bis. Il boss è morto nel 2025. Il ruolo attribuito ad Aieta non sarebbe stato limitato agli interessi del gruppo operante a Giugliano. Le investigazioni avevano evidenziato anche i rapporti con altri importanti sodalizi della criminalità organizzata napoletana, in particolare quelli riconducibili a Patrizio Bosti ed Eduardo Contini. A rafforzare i legami tra i diversi gruppi c’erano anche rapporti di parentela: le sorelle di Anna Aieta, Maria e Rita, erano sposate rispettivamente con Bosti e Contini.

Una parte significativa delle contestazioni riguardava inoltre la gestione e il reinvestimento delle disponibilità economiche. Dalle carte dell’inchiesta era emerso un sistema di investimenti diversificati che, secondo l’accusa, avrebbe garantito ad Aieta entrate personali per quasi 20mila euro al mese. Gli investigatori avevano inoltre ricostruito l’impiego di una parte delle somme nell’acquisto di diamanti di elevato valore, che sarebbero stati utilizzati per riciclare i proventi delle attività illecite. L’inchiesta del 2016 aveva rappresentato un duro colpo per il clan Mallardo, intervenendo sia sulla struttura dell’organizzazione sia sulle disponibilità patrimoniali considerate riconducibili al sodalizio. Per Anna Aieta era così iniziato il percorso giudiziario che si sarebbe concluso con una pesante condanna e con la detenzione. La sua morte arriva dopo quella del marito, Francesco Mallardo, scomparso nel 2025.

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