Evaristo Beccalossi, fantasista e icona dell’Inter tra gli anni Settanta e Ottanta, è scomparso all’età di 69 anni. La notizia ha lasciato un grande vuoto nel mondo del calcio italiano, ma si è accompagnata a un ultimo, tenero racconto legato alla sua più grande passione. Prima di spegnersi, ha infatti ricevuto la notizia della vittoria dello scudetto da parte della sua amata squadra.
A rivelarlo è stata la figlia Nagaja, che ha condiviso le sue ultime ore. “Lunedì ho fatto in tempo a dirgli che l’Inter ha vinto lo scudetto”, ha dichiarato, spiegando come il padre si sia congedato con un sorriso, un’ultima gioia dopo un periodo di grande sofferenza. Un finale che sigilla il legame indissolubile tra Beccalossi e i colori nerazzurri.
La sua scomparsa è avvenuta a seguito dei postumi di un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito nel mese di gennaio. L’evento aveva richiesto un ricovero d’urgenza e lo aveva lasciato in coma per 47 giorni. Nonostante una lieve ripresa iniziale, le sue condizioni non hanno mai mostrato un miglioramento significativo, confinandolo in uno stato di grande fragilità fisica ed emotiva.
Secondo la famiglia, un altro evento ha pesato in modo determinante sulla sua salute: la morte dell’amico ed ex compagno di squadra Nazzareno Canuti, avvenuta il 24 gennaio a causa di una malattia. “Papà si è chiuso in se stesso dopo la scomparsa del suo amico Nazzareno. Emotivamente non si è più ripreso”, ha spiegato Nagaja, sottolineando il profondo legame che univa i due ex calciatori, protagonisti di stagioni importanti con la maglia dell’Inter.
Anche il mondo della musica ha voluto rendere omaggio al “Becca”. Durante un concerto tenuto al teatro Grande di Brescia, il cantautore Roberto Vecchioni, noto e appassionato tifoso interista, ha dedicato la sua canzone “Ti insegnerò a volare” a “due amici”. Sul palco ha menzionato prima Alex Zanardi, per la sua straordinaria capacità di resilienza, e poi proprio Evaristo Beccalossi.
“Del mio amico Evaristo ricordo due cose”, ha raccontato Vecchioni al pubblico. “È venuto a vedere un mio concerto insieme a Spillo Altobelli e da quel momento siamo diventati amici”. Con un sorriso, ha poi rievocato uno degli aneddoti più famosi della sua carriera: “Il secondo ricordo è quando nella stessa partita ha sbagliato tre rigori”.
Le cronache sportive, in realtà, precisano che i rigori falliti da Beccalossi in quella storica occasione furono due. L’episodio, divenuto leggendario e spesso usato dallo stesso Beccalossi con grande autoironia, risale al 15 settembre 1982, durante la partita di andata dei sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe tra l’Inter e lo Slovan Bratislava. Un momento impresso nella memoria collettiva dei tifosi, che oggi ne ricordano il genio e l’umanità.






