La frustrazione di George Russell è emersa con forza al termine delle qualifiche del Gran Premio del Belgio. Il pilota inglese della Mercedes non è andato oltre il quarto posto, accusando un distacco di mezzo secondo dal suo compagno di squadra, Kimi Antonelli, che ha conquistato un’altra pole position. Una situazione che per Russell sta diventando un problema tecnico e psicologico sempre più pesante.
“È come combattere con una mano legata dietro la schiena”, ha dichiarato il britannico, sintetizzando la sua difficoltà nel trovare la prestazione. Il problema principale, che lo affligge dal GP d’Austria, è una cronica mancanza di velocità sui rettilinei. “Era la stessa cosa anche a Silverstone”, ha spiegato Russell. “In quel caso avevo perso due decimi, qui quattro. Siamo di fronte a un vero problema”.
Il team ha cercato diverse soluzioni, senza successo. “Prima pensavamo che fosse per colpa dei freni, li abbiamo cambiati ma non ha sortito effetti. Pensavamo fosse il fondo, lo abbiamo cambiato ma niente”, ha aggiunto il pilota, sottolineando la perplessità che regna nel box Mercedes riguardo alla sua vettura. Questa incertezza tecnica si riflette sulla sua guida e sul suo morale.
La pressione è acuita dalla straordinaria sicurezza mostrata dal diciannovenne Antonelli. Mentre l’italiano ha dimostrato ancora una volta un perfetto feeling con la monoposto, Russell si è trovato a lottare per adattare il suo stile di guida. “Devo guidare in un modo in cui non ho mai guidato in tutta la mia carriera”, ha confessato. “So cosa devo fare, ma sconfiggere vent’anni di automatismi inconsci è la vera sfida”.
Russell ha usato una metafora per descrivere il suo sforzo: “È come provare a dipingere la Gioconda avendola di fianco: so cosa fare, ma non è semplice”. La situazione sta alimentando una rivalità interna che, però, viene gestita in modo molto diverso dai due piloti.
Da una parte c’è un Russell che fatica a mascherare il nervosismo, come dimostrato dal team radio “Stay calmo” in Austria, interpretato da molti come un messaggio rivolto più a se stesso che al muretto. Dall’altra, Kimi Antonelli ha mantenuto un approccio maturo, evitando di cadere in provocazioni verbali.
Interrogato sulla frase del compagno, Antonelli ha risposto con lucidità: “Sappiamo perché l’ha detto. Non voglio pensare di doverlo battere a tutti i costi, perché così perderei di vista il quadro generale”. Una calma che contrasta con l’inquietudine di Russell, ora chiamato a una difficile rimonta in gara per non vedere aumentare ulteriormente il divario in classifica dal suo giovane e talentuoso compagno di squadra.





