Nicolò Fagioli ha raccontato il suo periodo più buio, segnato dalla ludopatia e dalla successiva squalifica. Il centrocampista della Fiorentina, tornato a vestire la maglia della Nazionale, ha ripercorso i mesi che hanno rischiato di compromettere la sua carriera, offrendo una riflessione sulla sua crescita personale e professionale.
Il giocatore ha rivelato di essere stato a conoscenza dell’imminente squalifica per circa sei mesi prima che diventasse ufficiale. Nonostante questo, ha continuato a scendere in campo, spinto dal desiderio di giocare. In quel frangente, ha sottolineato l’importanza del supporto ricevuto dalla Juventus e dall’allora allenatore Massimiliano Allegri, che erano informati della situazione e gli sono rimasti vicini.
I sette mesi di stop forzato sono stati un periodo complesso ma anche formativo. Il primo mese è stato il più difficile a causa della lontananza dal campo, ma nei successivi Fagioli ha trovato un inaspettato equilibrio. L’assenza dalla routine di allenamenti e partite gli ha permesso di “staccare la testa” e trovare aspetti positivi, come il piacere di guardare i compagni e la possibilità di allenarsi con la squadra.
La squalifica ha innescato un profondo processo di maturazione. Fagioli ha ammesso di essere stato “incosciente” e di non aver avuto paura di nulla, nemmeno delle conseguenze delle sue azioni. Ora si sente un ragazzo cresciuto, consapevole della necessità di diventare più responsabile verso se stesso e gli altri, sia dentro che fuori dal campo.
Un percorso intrapreso anche con l’aiuto di uno psicologo, che lo ha portato a scoprire lati del suo carattere come una spiccata sensibilità. Un momento chiave della sua rinascita è stato poi il confronto con il tecnico Paolo Vanoli. L’allenatore lo ha sfidato apertamente, mettendone in discussione lo status di “fenomeno” e spingendolo a dimostrare il suo reale valore.
Quelle parole hanno “smosso qualcosa dentro” al giocatore, che dopo un inizio in panchina si è impegnato per riconquistare un ruolo centrale nella squadra. Durante il periodo di stop, Fagioli si era fatto una promessa: tornare a vestire la maglia della Nazionale, un obiettivo che ha raggiunto. Ha trovato ispirazione anche nella biografia di Novak Djokovic, dalla quale ha tratto il concetto di “inat”, la voglia di combattere senza arrendersi mai.
Riguardo al suo errore, Fagioli ha affermato di essersi perdonato. Ha ammesso di aver sbagliato, ma ha precisato come la sua vicenda abbia avuto un’eco amplificata dal mondo del calcio. In conclusione, ha ribadito di non aver fatto del male a nessuno se non a se stesso, chiudendo un capitolo doloroso e guardando con nuova consapevolezza al futuro.








