Milan, il paradosso di Amorim: tanto possesso, pochi tiri

22
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio
Pubblicato il

Un paradosso statistico preoccupa l’ambiente rossonero. Sotto la guida del nuovo tecnico Rúben Amorim, il Milan si è affermato come una delle squadre con il maggior controllo del gioco in Serie A, vantando un possesso palla che sfiora il 60% del tempo. Un dato che, tuttavia, non si traduce in pericolosità offensiva.

L’analisi delle prime giornate di campionato ha fatto emergere un quadro allarmante. Per numero di tiri totali, il Milan si trova attualmente al tredicesimo posto in classifica, superato non solo da Inter e Roma, ma anche da formazioni come Como, Frosinone, Monza e Venezia. Una statistica che stona con le ambizioni del club e che preoccupa lo staff tecnico.

Il giocatore rossonero più attivo in zona gol è stato Rafael Leão, con 15 conclusioni, ma nessun altro compagno è riuscito a tenere il suo passo, lasciando l’attacco privo di alternative concrete al momento del tiro. Il dato diventa ancora più critico se si analizzano i tiri dalla distanza. In questa speciale classifica, il Milan è ultimo in Serie A, con appena 14 tentativi in cinque partite.

Un’enorme differenza rispetto a squadre specialiste come il Sassuolo, che ne conta 35. Sebbene l’arte del tiro da lontano sia in una fase di declino generale nel calcio moderno, la sterilità dei rossoneri da fuori area evidenzia una mancanza di soluzioni alternative quando le difese avversarie si chiudono.

Le cause di questa inefficacia sono molteplici e complesse. Nonostante la presenza di giocatori tecnici e offensivi come Tijjani Reijnders e Ruben Loftus-Cheek, la manovra negli ultimi trenta metri è apparsa spesso prevedibile e lenta. Si sono notate difficoltà nel combinare rapidamente per liberare un uomo al tiro e qualche errore di troppo nell’ultimo passaggio.

L’incapacità di creare superiorità numerica e di sorprendere le difese si è tradotta in un possesso palla sterile, che raramente ha portato a occasioni nitide. La chiave per sbloccare il potenziale offensivo della squadra potrebbe essere il pieno recupero di Christian Pulisic.

L’attaccante statunitense, quando in forma, garantisce una dimensione di gioco fondamentale che è mancata in questo avvio di stagione: l’attacco alla profondità. La sua capacità di puntare l’uomo e di creare scompiglio tra le linee difensive avversarie potrebbe trasformare il gioco del Milan, rendendolo meno prevedibile e più verticale.

La sua presenza in campo costringerebbe le difese a un diverso tipo di attenzione, aprendo spazi preziosi per i compagni. Il lavoro di Amorim sul controllo del gioco ha già dato i suoi frutti, ma il prossimo passo sarà convertire questa supremazia territoriale in reali pericoli per le porte avversarie. Il ritorno di un Pulisic al 100% della condizione è atteso come un fattore decisivo per dare il via a una nuova fase, in cui i rossoneri possano finalmente unire qualità del palleggio e concretezza in zona gol.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome