Le federazioni calcistiche europee hanno espresso una posizione netta e contraria alla riforma del calendario internazionale proposta a partire dalla stagione 2026/27. Durante un recente incontro tenutosi a Berlino, è emersa un’opposizione pressoché unanime al nuovo formato che prevede una singola, lunga finestra per le nazionali in autunno.
La modifica, sostenuta dalla FIFA, prevede di accorpare le tradizionali soste di settembre e ottobre in un unico blocco di circa 16 giorni. In questo periodo, le squadre nazionali disputerebbero quattro partite ufficiali, come quelle valide per la Nations League, concentrando gli impegni che prima erano distribuiti su due mesi. L’obiettivo dichiarato dalla federazione mondiale era quello di razionalizzare il calendario, diminuendo il numero di interruzioni per i campionati di club e limitando i viaggi intercontinentali dei calciatori.
Tuttavia, questa visione non ha convinto i vertici del calcio europeo, che hanno sollevato preoccupazioni concrete e motivate. Il punto più critico riguarda la salute e il benessere dei giocatori. Disputare quattro partite ad alta intensità in poco più di due settimane imporrebbe uno stress fisico e mentale senza precedenti, aumentando in modo esponenziale il rischio di infortuni. I calciatori arriverebbero a questi impegni dopo un avvio di stagione già denso con i club, e un sovraccarico simile potrebbe avere ripercussioni negative per il resto dell’anno.
A queste considerazioni si aggiungono quelle di natura economica. Diverse federazioni, soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni, hanno manifestato la difficoltà nel sostenere un modello simile. Organizzare e promuovere due partite casalinghe in un lasso di tempo così breve rischia di tradursi in stadi semivuoti, con un conseguente calo drastico degli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti, una fonte di guadagno vitale per molte realtà nazionali.
Dal punto di vista sportivo e tecnico, la lunga pausa creerebbe una frattura significativa nei campionati. Gli allenatori dei club si vedrebbero privati dei loro giocatori per un periodo prolungato, con tutte le incognite legate al loro rientro in termini di condizione fisica e affaticamento. Si preferisce, dunque, il vecchio sistema: due interruzioni più brevi, con due partite ciascuna, ritenute più gestibili sia per i club sia per le stesse nazionali.
Questa presa di posizione si inserisce in un dibattito più ampio sulla sostenibilità di un calendario calcistico sempre più congestionato. La richiesta delle federazioni europee rappresenta un segnale forte inviato alla FIFA, che ora dovrà tenere conto di un fronte compatto e determinato.
Nonostante il calendario internazionale sia già stato ratificato fino al 2030, la pressione esercitata dall’Europa potrebbe portare a una riconsiderazione del progetto. Il ripristino delle due finestre separate è l’obiettivo dichiarato, in nome di un calcio che tuteli maggiormente i suoi protagonisti e la sostenibilità delle federazioni. La partita è appena iniziata e il suo esito definirà il futuro degli impegni internazionali.





