NAPOLI – Svolta nelle indagini dopo l’accoltellamento di un 21enne nel cuore del quartiere Mercato a metà settembre. I carabinieri ieri mattina hanno eseguito quattro misure cautelari a carico dei presunti responsabili del ferimento di Carmine Amirante. Secondo la ricostruzione degli investigatori dell’Arma, il ragazzo era rimasto vittima di una sorta di faida familiare. Nella notte del 19 settembre era stato accerchiato, inseguito e colpito con diversi fendenti nei pressi di piazza Largo al Mercato. Ieri l’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Stella, si è svolta sotto le direttive della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea e della Procura per i Minorenni.
Le forze dell’ordine hanno tratto in arresto il venticinquenne Giacomo Amirante, zio della vittima, il ventenne Antonio Arcopinto e il diciottenne Simone Francesco Cimetta, trasferendoli al carcere di Secondigliano. Contestualmente è stato bloccato ed accompagnato al Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei un sedicenne, ritenuto complice del raid. Ma andiamo con ordine. Sempre gli investigatori dell’Arma spiegano che l’indagine ha svelato un movente legato a contrasti familiari, nati dal fatto che il ventunenne si era allontanato dal proprio gruppo d’origine per via di una relazione sentimentale con la figlia di una famiglia avversa. Questa scelta d’amore sarebbe stata bollata dai parenti come un ‘errore’, scatenando una escalation di terrore culminata nella violenta punizione.
Nell’ordinanza cautelare gli inquirenti della Procura ricostruiscono anche la fase preparatoria del raid, che si era manifestata già nei mesi precedenti attraverso intimidazioni: all’inizio dell’anno era stata sfondata e parzialmente incendiata l’automobile di Giacomo Amirante, seguita da una molotov contro la casa della nonna e da una stesa a colpi di pistola verso portone e balcone dello stesso edificio. I magistrati inquadrano questi episodi nelle tensioni crescenti.
Non è finita. La campagna d’odio ed il clima di tensione si sarebbero poi trasferiti sui social network, in particolare su TikTok, dove gli indagati avrebbero pubblicato reel provocatori con sottofondi musicali inneggianti alle armi da taglio e minacce. Tutto è stato segnalato dai carabinieri durante le prime indagini e gli accertamenti. I messaggi minatori sarebbero proseguiti anche dopo il ferimento e le prime denunce. A stringere il cerchio attorno ai presunti responsabili sono stati i militari, che hanno visionato le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, scandagliato le intercettazioni ambientali (una microspia era stata sistemata nella stanza d’ospedale dove era ricoverato il ferito) e le testimonianze dopo l’aggressione.
Non è finita. Nel provvedimento cautelare, i magistrati hanno sottolineato il pericolo di reiterazione del reato e il rischio di fuga dei presunti responsabili. C’erano state minacce nei confronti della vittima. Per questi motivi ha disposto l’arresto in carcere per i tre maggiorenni e la detenzione nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei per il minorenne. La Procura ha esaminato anche la determinazione mostrata nella spedizione punitiva. I quattro si sarebbero appostati vicino casa, attendendo l’arrivo dell’automobile della vittima per poi aggredirla non appena aveva messo piede in strada, mentre cercava di fuggire. I tre maggiorenni restano a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa degli interrogatori di garanzia. Va chiarito che al momento si tratta di contestazioni e tutti sono da ritenere innocenti, fino a una eventuale sentenze definitiva.












