La Fiorentina ha ritrovato il sorriso e, soprattutto, i tre punti. La società viola aveva bisogno di una scossa decisa e l’ha ottenuta con una scelta coraggiosa: il ritorno in panchina di Paolo Vanoli, l’allenatore con cui il rapporto si era interrotto al termine della scorsa stagione. L’esonero di Fabio Grosso, maturato dopo un avvio di campionato da incubo con tre sconfitte consecutive, ha spianato la strada a un nuovo inizio che sa di passato. E il debutto-bis del tecnico è stato bagnato da un successo fondamentale: un 4-2 casalingo contro il Venezia che scaccia i fantasmi e rilancia le ambizioni della squadra.
Protagonista indiscusso della partita è stato il giovanissimo Franco Mastantuono. L’argentino, classe 2007, ha scritto una pagina di storia del club. Dopo il vantaggio iniziale degli ospiti firmato da Akor Adams, il talento viola ha preso per mano la squadra, ribaltando il risultato con una doppietta fulminea in appena due minuti. Nella ripresa, ha completato la sua giornata magica siglando la rete della tripletta, diventando così il giocatore più giovane nella storia della Fiorentina ad aver realizzato tre gol in una singola partita di Serie A. Una prestazione memorabile che ha infiammato il pubblico di casa.
Accanto al giovane eroe di giornata, tra i migliori in campo si è distinto Nicolò Fagioli. Il suo contributo in mezzo al campo è stato talmente prezioso che lo stesso Mastantuono avrebbe voluto cedergli il premio di MVP della partita. Al termine del match, il centrocampista si è presentato ai microfoni per analizzare il significato di questa vittoria, offrendo una lettura lucida e sincera del momento vissuto dallo spogliatoio viola.
«Sono tre punti pesantissimi per noi, considerando il periodo difficile che abbiamo attraversato», ha esordito il giocatore. «Abbiamo reagito con forza dopo lo svantaggio e nel secondo tempo siamo stati compatti e cinici. Vanoli è arrivato con una carica incredibile, ha usato le maniere forti fin dal primo giorno perché la responsabilità era anche nostra. La squadra era slegata, non ci aiutavamo. In questa partita ci siamo dati una mano tutti, ed era proprio questo che voleva il mister».
Il centrocampista ha poi aggiunto un appello al gruppo: «Chi scende in campo deve dare tutto, per il rispetto dei nostri tifosi e della società, che ci mette a disposizione una struttura come il Viola Park per lavorare al meglio ogni giorno». Un richiamo al nuovo senso di responsabilità che pervade lo spogliatoio.
Inevitabile, poi, un passaggio su ciò che non ha funzionato con la precedente gestione tecnica. Fagioli non ha usato giri di parole per descrivere i problemi sotto la guida di Grosso: «A volte si creano situazioni complesse. A Roma siamo partiti male, e le due sconfitte successive in casa ci hanno confermato che non eravamo un gruppo unito. Puoi avere tutto il talento che vuoi in campo, ma se manca l’unità, le partite in Serie A semplicemente non si vincono». Parole chiare che segnano una netta rottura con il recente passato e spiegano la metamorfosi della squadra.




