NOMI E FOTO. I clan comandano dalle celle: droga gestita dal carcere. 9 persone nei guai

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Arresti 21 ottobre
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NAPOLI – Nella mattinata di ieri è scattata un’imponente operazione congiunta condotta dai carabinieri della compagnia Bagnoli e dal Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per nove persone, emessa dal GIP su richiesta della procura guidata da Nicola Gratteri. Andiamo con ordine. Gli inquirenti fanno sapere che l’articolata attività investigativa, sviluppata tra luglio 2025 e aprile 2026, ha portato alla luce un collaudato sistema di potere attraverso il quale i clan continuavano a impartire ordini e a gestire affari illeciti direttamente all’interno delle celle dei penitenziari di tutta Italia.

Le accuse contestate a vario titolo agli indagati spaziano dal traffico di sostanze stupefacenti all’estorsione, passando per lesioni aggravate, violenza privata e introduzione illecita di telefoni cellulari, con l’aggravante del metodo mafioso e del favoreggiamento a diverse organizzazioni criminali, quali i clan Troncone, Mazzarella, Gionta, Ferrara-Cacciapuoti, Avventurato e De Luca-Bossa. Figura centrale dell’inchiesta è quella di Giuseppe Troncone, ventottenne rampollo dell’omonima famiglia di Fuorigrotta, figlio di Vitale Troncone (estraneo a questa inchiesta). Giuseppe Troncone dal carcere di Milano Opera avrebbe utilizzato smartphone per dettare le strategie al proprio gruppo all’esterno.

Giuseppe Troncone è noto alle cronache per essere rimasto coinvolto nella primavera del 2019 in una rissa ai Baretti di San Pasquale, cuore pulsante della movida di Chiaia. Una furibonda lite con una paranza di San Giovanni a Teduccio con spari tra la folla. Nelle immagini delle telecamere si vede che si avvicina al gruppo che stava litigando e comincia a parlare: a quel punto viene aggredito. Ha sempre sostenuto di essersi difeso, senza sparare alcun colpo di pistola (difeso dall’avocato Antonio Abet). Di recente era stato arrestato nella maxi inchiesta contro i Troncone-Frizziero.

Ma torniamo ai fatti recenti. Misura cautelare disposta ieri anche per Rosario Ciro Terracciano, indicato vicino ai D’Amico-Mazzarella di San Giovanni a Teduccio. A maggio aveva incassato uno sconto di pena nell’inchiesta per l’omicidio dello zainetto: parliamo del delitto di Luigi Mignano, il 57enne freddato a colpi di pistola il 9 aprile del 2019 a pochi metri da una scuola al rione Villa. Il famigerato omicidio dello Zainetto, per il quale Terracciano è stato condannato a trent’anni di carcere, dopo aver ottenuto la cancellazione dell’ergastolo.

Nell’ordinanza cautelare eseguita ieri dai carabinieri di Bagnoli c’è anche il nome di Luciano Barattolo, alias Lucianiello, ritenuto vicino ai Mazzarella. Non è tutto. Come sottolineato dai vertici dell’Arma e della Polizia Penitenziaria, l’indagine ha dimostrato l’urgenza di blindare le strutture detentive, poiché la permeabilità del sistema penitenziario rischia di vanificare l’efficacia dell’azione giudiziaria, consentendo di preservare il controllo del territorio nonostante lo stato di detenzione. L’inchiesta affonda le sue radici sui retroscena raccontati dal collaboratore di giustizia Emanuele De Pasquale, ex dei Troncone, detenuto a Siracusa, il quale aveva trasformato il proprio braccio di reclusione in un centro di brokeraggio per lo spaccio di cocaina rifornito da detenuti di fazioni concorrenti. De Pasquale doveva recuperare del denaro, perché aveva sperperato 49mila euro e aveva un debito nei confronti dei fornitori, scatenando la furia dei creditori appartenenti ai vari cartelli della Campania.

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