Il carrello della spesa minaccia la natura

Al vaglio una legge, ma non include savane e praterie: il dramma si sposterà altrove

NAPOLI – La distruzione delle foreste minaccia il nostro pianeta. Foreste e altri ecosistemi naturali, ovvero praterie, savane, zone umide e torbiere, specialmente nei paesi tropicali e subtropicali, vengono distrutti a una velocità impressionante, aggravando il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità e di essenziali servizi ecosistemici che la natura fornisce e da cui dipendiamo. E’ quanto emerge nel nuovo report del Wwf dal titolo ‘Oltre e foreste: ridurre l’impatto dell’Ue su tutti i sistemi naturali’ che si rivolge proprio all’Unione europea, dicendole che per contrastare efficacemente la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico dovrà inserire subito nella nuova legge gli ecosistemi non forestali.

Le cause

Una delle principali cause di questa distruzione è la produzione di materie prime e prodotti agricoli, zootecnici e forestali, con circa il 90% della deforestazione dovuta all’espansione dei terreni agricoli a discapito di altri usi del suolo (Fao). L’Unione Europea (Ue) importa e consuma da paesi extra Ue enormi quantità di prodotti che causano la degradazione e trasformazione degli ecosistemi naturali in terreni coltivati o pascolati. Gli stessi governi europei hanno riconosciuto di dover agire rapidamente per invertire questa crisi climatica e di biodiversità ratificando una serie di impegni, politiche e strategie quali l’Accordo di Parigi e l’European Green Deal.

Legge incompleta

Il 17 novembre 2021 la Commissione Europea ha proposto una nuova legge intitolata “Regolamento per minimizzare la deforestazione causata dall’Ue e il degrado delle foreste” che richiede alle aziende di condurre un’opportuna due diligence ovvero un’attività di raccolta e verifica d’informazioni sui venditori e la merce fino al luogo di produzione, per assicurare che i prodotti introdotti sul mercato della UE non siano causa di deforestazione. Purtroppo, il regolamento proposto non considera la conversione di altri ecosistemi naturali oltre alle foreste, ma prevede solo una revisione non prima di due anni dopo che la legge entrerà in vigore per valutare l’efficacia e portata della legge tra cui se altri ecosistemi debbano essere considerati. Non vengono prese in considerazione praterie, savane, zone umide, torbiere che sono tra gli spazi più estesi e ricchi di biodiversità sul pianeta e immagazzinano grandi quantità di carbonio e forniscono protezione, beni materiali, cibo, acqua e aria pulite e identità culturale a milioni di popolazioni indigene e comunità locali. Nonostante ciò, essi sono gravemente minacciati dalla conversione. Tra gli esempi citati nel report troviamo che più di metà del Cerrado, un complesso ecosistema di savane, praterie e foreste in Brasile ha già perso la sua vegetazione autoctona fin dagli anni ’70. I tassi di conversione, ampiamente dovuti a espansione della produzione di soia e dell’allevamento, sono ora maggiori di quelli dell’Amazzonia che, anche a causa della limitata protezione pubblica, lo rendono tra i biomi più in pericolo del Sud America. Circa il 14% del Chaco argentino, un mosaico di praterie e savane, è stato convertito ad agricoltura durante gli anni 2000 principalmente per produzione di soia. Nel 2019, la Ue ha importato circa il 24% di tutta la soia esportata dalla regione. Il 94% delle torbiere di Sumatra sono state convertite o degradate per produrre olio di palma, gomma naturale e piantagioni arboree per produrre cellulosa. Circa il 19% delle importazioni Ue di gomma naturale e il 14% di olio di palma provengono da Sumatra.

I RISCHI

Per contrastare con efficacia cambiamento climatico e perdita di biodiversità l’Unione Europea deve proteggere anche gli ecosistemi non forestali come praterie, savane, zone umide e torbiere e inserirli nella proposta di legge contro la deforestazione. La mancata inclusione degli ecosistemi non forestali nella proposta di legge della Commissione europea contro la deforestazione, rischia di trasferire dalle foreste a savane, praterie e torbiere la pressione e la distruzione causate dalla produzione agricola e dalla zootecnica per importare materie prime come carne, soia, olio di palma e gomma naturale.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome