Il pentito Ligato si uccide in cella. Il capo clan di Pignataro aveva deciso di collaborare da due mesi

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Pietro Ligato

PIGNATARO MAGGIORE – Cambiare vita, recidere i rapporti con la mafia, rompere il vincolo di omertà che lo legava al clan: Pietro Ligato aveva deciso di iniziare a collaborare con i magistrati. Un percorso complesso, dall’esito incerto, che si è interrotto bruscamente ieri, intorno alle 17. L’esponente della cosca mafiosa, vicina al clan dei Casalesi, attiva a Pignataro Maggiore, è stato trovato morto nel carcere di Napoli-Secondigliano dove era recluso. Stando a quanto è finora emerso, si tratta di suicidio. Cosa lo abbia spinto a togliersi la vita, soprattutto le modalità con cui avrebbe compiuto l’estremo gesto, sono i temi che affronteranno gli investigatori delegati dalla Procura di Napoli per fare luce sul caso. Il solo elemento finora certo è che nel pieno di un iter importante, Ligato si è reso protagonista di un’azione tragica e irreversibile.

Crolla il clan. Pietro Ligato collabora con la giustizia

Erano trascorsi già circa due mesi da quando il pignatarese aveva iniziato a parlare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. E sicuramente, nel farlo, avrà toccato gli argomenti principali che avrebbe poi affrontato, se l’iter fosse continuato, nella seconda fase della collaborazione: dai rapporti con i politici ai fatti di sangue, passando per il business della droga, le estorsioni e le relazioni con gli imprenditori dell’Agro caleno. Ciò che ha detto resta comunque patrimonio della Procura, diretta da Nicola Gratteri: potrà essere approfondito, verificato, usato come spunto. Ma rappresenterà una parte di un percorso che non ha raggiunto il suo compimento e, soprattutto, andrà per sempre legato a quella che è diventata la tragedia di un uomo che si era convinto di tentare di rinunciare alla mafia.

Ligato puntava su Sparanise riconoscendo Antonio Mezzero e gli Zagaria come…

Ligato, figlio del boss Raffaele (deceduto nel carcere di Milano nel 2022), dopo un arresto per tentata estorsione e lesioni nel 2023, in un’operazione che coinvolse pure i fratelli Felicia e Antonio (entrambi in carcere), era stato raggiunto da una nuova misura cautelare lo scorso ottobre, innescata dall’inchiesta dei carabinieri tesa a fermare il ritorno al crimine del boss Antonio Mezzero. E quell’attività investigativa aveva tracciato Ligato come soggetto di riferimento dei Casalesi su Pignataro Maggiore, pronto ad estendere i suoi tentacoli criminali anche su Sparanise e altre zone dell’Agro caleno orfane dei Papa.

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