C’è un ricordo che ogni tifoso della Casertana dovrebbe avere ben impiantato nella memoria. È il 2 giugno 1991. Il Pinto è stracolmo, 15.000 anime appese alla rete, e quella Casertana di Adriano Lombardi batte 3-0 il Monopoli e torna in Serie B dopo vent’anni.
In porta c’era un ragazzino che si chiamava Luca Bucci e che poi avrebbe parato in Nazionale. Dietro un altro ragazzino, Fabio Petruzzi, tirato su nel settore giovanile della Roma. Davanti Campilongo, Serra, Suppa: un gruppo di uomini normali che per un anno sono diventati eroi.
Quella squadra non era la più forte. Partì male, malissimo: due sconfitte di fila. A dicembre sembrava già tutto perso. E poi fece qualcosa che solo Caserta sa fare: si compattò. 22 punti in 13 partite, un girone di ritorno da favola, il riscatto dopo la beffa dell’anno prima quando ci tolsero la B a tavolino con Ravanelli in squadra.
Perché raccontiamo questo, dopo l’1-0 a Giugliano che fa male?
Perché sabato abbiamo rivisto la stessa distanza. Tra la Casertana che vuole dominare e quella che deve lottare. Tra quella vista col Bari, bella, spavalda, e quella a Giugliano, imbambolata, incolore, sempre in fuorigioco.
E allora capisci che la storia non si ripete per caso.
Quella Casertana del ’91 non vinse perché aveva i fenomeni. Vinse perché aveva fame. Perché quando le cose andavano male, non aggiungeva una punta tanto per farlo, ma stringeva i denti a centrocampo e lottava su ogni pallone sporco.
A Giugliano Stellone ha schierato sul finale una squadra a trazione anteriore. Nei fatti, un’idea confusa. Perché il calcio si vince quando il centrocampo smette di essere una lotta caotica e diventa un’idea.
Non è una bocciatura. È un promemoria.
Siamo in zona playoff, abbiamo un allenatore che sa leggere le partite prima degli altri, anticipando l’avversario. Sabato, per una volta, non gli è riuscito. Ci sta.
Ma se vuoi andare in B, non basta il 3-5-2 scritto bene alla lavagna. Serve quel fuoco del ’91. Quello che ti fa lottare quando tutti ti danno per morto.
La sconfitta di Giugliano non cancella nulla. Ma ci ricorda tutto. Che la Casertana vera non è quella che alza il baricentro e basta. È quella che ha il coraggio di sporcarsi le mani per poi tornare a volare.
E quella, statene certi, tornerà.


















