Il sogno dell’aeroporto, Report scava e accende i riflettori anche sul clan dei Casalesi

La trasmissione, in onda questa sera su Rai Tre, ricostruisce il progetto imprenditoriale che coinvolge Cavazzana, D’Onofrio e Sersa. Poi il focus si sposta su Grazzanise

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CASAPESENNA – Bomba o non bomba, Report è andato avanti. I suoi giornalisti hanno continuato a scavare, a cercare documenti, a ricostruire affari e intrecci. E questa sera, alle 20 e 30 su Rai Tre, la trasmissione ripartirà proprio da un’inchiesta che si era incrociata con la vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci, storico volto del programma e ora passato a RaiNews.
Parliamo del servizio di Daniele Autieri, che aveva acceso i riflettori sul Cantiere Navale Vittoria.

Il lavoro del giornalista è proseguito e nella puntata di questa sera emergerà un altro capitolo della vicenda. Perché, stando alla ricostruzione di Report, oltre al cantiere che il geologo Roberto Cavazzana sarebbe riuscito ad acquistare utilizzando – almeno in parte -, risorse che, secondo l’inchiesta, sarebbero riconducibili alla società Arkipiù di Carinaro, di Giuseppe D’Onofrio, c’era un altro sogno imprenditoriale (poi sfumato). Quale? Costruire un aeroporto cargo, destinato alla logistica, nel Polesine. Per realizzarlo sarebbero stati individuati anche alcuni terreni in una località non lontana da Adria, sede del cantiere navale.

Un progetto che, per certi versi, richiama quanto si immaginava qualche anno fa – e ancora si immagina – a Grazzanise, dove sorge l’aeroporto militare. Ed è proprio attraverso questo collegamento che Report (ora condotto da Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi) coglie l’occasione per riaccendere i riflettori sul possibile interesse del clan dei Casalesi per l’area aeroportuale del Casertano.

Va chiarito, però, che si tratta di due vicende distinte: D’Onofrio, Cavazzana e Sersa (di cui parleremo fra poco), protagonisti del progetto imprenditoriale nel Polesine, non risultano coinvolti nelle indagini sulla mafia dell’Agro aversano qui richiamate. L’accostamento tra le due vicende nasce esclusivamente da alcune somiglianze tra i progetti aeroportuali.

Secondo quanto emerso da una recente indagine della Dda di Napoli, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, la famiglia del capoclan Francesco Schiavone, detto Sandokan, avrebbe acquistato, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, diversi terreni intorno alla base militare, intestandoli a prestanome.

Ma c’è di più. Nella ricostruzione viene richiamato anche l’interesse che Michele Zagaria, boss di Casapesenna arrestato il 7 dicembre 2011 dopo sedici anni di latitanza, avrebbe manifestato proprio per l’affare dell’aeroporto.

E c’è un altro filo che collega Zagaria a Grazzanise: la vicenda dell’ex sindaco Enrico Parente (scomparso nel 2016) e del suo viaggio a Innsbruck, dove, secondo la Procura di Napoli, si sarebbe recato nel 2009 per incontrare l’allora latitante Michele Zagaria.

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Su questo punto Report riprende una storia che Cronache di Caserta aveva raccontato nel novembre del 2019, sette anni fa. Quella relativa alle dichiarazioni attribuite a Parente, secondo cui i contatti con determinati ambienti gli sarebbero stati suggeriti da un soggetto legato all’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna.

Ma perché un esponente dei servizi segreti avrebbe dovuto contattare il sindaco di un piccolo comune del Casertano? La risposta potrebbe nascondersi proprio nella posizione strategica di Grazzanise, dove sorge un aeroporto militare (e ora anche una base Nato). Parente era il massimo rappresentante istituzionale di quel territorio. Una chiave di lettura, naturalmente, che non basta da sola a chiarire la natura di quei presunti contatti.

Torniamo però al Polesine e a quel progetto imprenditoriale che nel 2024 avrebbe dovuto portare alla realizzazione di un aeroporto cargo.

Report ha scoperto che tra i protagonisti dell’operazione sarebbe stata sottoscritta una sorta di accordo di riservatezza. Tre i soggetti coinvolti: Cavazzana, ancora una volta l’aversano Giuseppe D’Onofrio di Arkipiù, e Rosario Sersa, titolare della Cfa Network Limited di Londra.

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Insomma, Arkipiù, la società di Carinaro protagonista di una rapida e significativa crescita economica, sarebbe stata pronta a investire anche nella costruzione di un aeroporto nel Nord Italia. E lo avrebbe fatto insieme a Sersa, un personaggio che incuriosisce. Partito dalla Puglia, avrebbe esteso i propri affari in diverse parti del mondo. Ma nella sua storia imprenditoriale compare anche Cicciano, nel Napoletano, dove aveva sede la sua Seros Consulting.

E Cicciano ci riporta alla vicenda Ranucci. Proprio lì, infatti, risiede uno dei presunti responsabili dell’attentato al giornalista. Una coincidenza geografica che, da sola, non dimostra alcun collegamento tra le due storie. E che proprio per questo va tenuta distinta dagli elementi emersi dalle inchieste.

Dal Cantiere Navale Vittoria al progetto di un aeroporto cargo nel Polesine. Poi ci sono gli affari di una società di Carinaro che sarebbe riuscita a estendere i propri interessi fino al profondo Nord. E ancora i terreni intorno alla base militare di Grazzanise, con sullo sfondo i Casalesi, Zagaria, il viaggio a Innsbruck e quei riferimenti ai servizi segreti.

Una storia dai mille spunti, nella quale si incrociano progetti imprenditoriali, ricostruzioni investigative e vicende giudiziarie. Una storia che attraversa territori apparentemente lontani, mette insieme nomi e circostanze e finisce per sollevare nuove domande. Perché i collegamenti raccontati sono numerosi. Tanti e intricati. Ma capire quali siano soltanto coincidenze e quali, invece, possano nascondere rapporti concreti è tutta un’altra questione. Ed è proprio su questo terreno che Report torna a scavare.

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