Inchiesta a Caserta, ombre su consultazioni elettorali e appalti pubblici: perquisite le abitazioni degli Esposito

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Biagio Esposito e Dora Esposito
Biagio Esposito e Dora Esposito

CASERTA – Che ci fosse un’indagine impegnata ad accendere i fari su chi, nell’ombra, avrebbe condizionato la vita amministrativa nel capoluogo di provincia era emerso già lo scorso gennaio, quando la Procura convocò per un interrogatorio Biagio Esposito, 84 anni, ex ispettore sanitario, e Giovanni Zannini, consigliere regionale (oggi sospeso) di Forza Italia. E quell’attività investigativa, condotta dai carabinieri di Caserta, nelle scorse ore ha determinato il primo vero effetto giudiziario: i pm Anna Ida Capone e Giacomo Urbano hanno disposto perquisizioni nelle abitazioni dell’ottuagenario e della figlia Dora, 56 anni, assistiti dai legali Giuseppe Stellato e Sergio Ricca.

La Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, ha ordinato ai militari dell’Arma di acquisire pc, telefoni, dispositivi informatici e documenti utili a sostenere l’impianto accusatorio. Le ipotesi di reato sono gravi: estorsione, contestata al solo Biagio Esposito, e corruzione, contestata all’84enne e alla figlia Dora, con il coinvolgimento di Zannini, già sottoposto al divieto di dimora in Campania per un’altra vicenda giudiziaria (quella legata al finanziamento di Invitalia per la costruzione del megacaseificio della società Spinosa a Cancello ed Arnone).

Secondo gli inquirenti, Esposito avrebbe esercitato pressioni sull’allora sindaco di Caserta Carlo Marino, minacciando la stabilità dell’amministrazione comunale attraverso il ruolo della figlia, consigliera di maggioranza, la cui mancata partecipazione alle sedute o il voto contrario al bilancio avrebbero potuto far cadere l’esecutivo. Una leva utilizzata – sempre secondo la Procura – per ottenere favori personali o per soggetti a lui vicini. Tra gli episodi contestati, la richiesta di nominare l’architetto Salvatore Natale (non indagato) direttore dei lavori del progetto di riqualificazione dell’ex caserma Pollio, nomina poi effettivamente arrivata nel maggio 2024. E ancora, le pressioni legate alla vicenda giudiziaria che coinvolse l’allora vicesindaco Emiliano Casale (non indagato), con la pretesa di incidere sulle dimissioni e, soprattutto, di gestire direttamente appalti pubblici, in particolare quelli relativi al rifacimento del manto stradale, anche con l’intermediazione di altri soggetti.

Non solo: Esposito avrebbe chiesto interventi mirati su specifiche strade e vicoli cittadini, indicati da residenti a lui politicamente vicini, subordinando ancora una volta il voto della figlia in consiglio comunale. Sul fronte della corruzione, l’ipotesi accusatoria è quella di uno scambio: promesse di sostegno elettorale in favore di Giovanni Zannini in vista delle Regionali del 2025 in cambio di assunzioni presso società partecipate per persone legate alla famiglia Esposito e a loro conoscenze. Ma è il quadro complessivo a emergere con maggiore forza: l’indagine avrebbe delineato, secondo la Procura, un ‘sistema generalizzato’ di corruttela tra esponenti del Comune e della Provincia di Caserta, con il ruolo di intermediazione attribuito proprio a Biagio Esposito e alla figlia Dora.

Quest’ultima, consigliera comunale con un peso determinante sugli equilibri della maggioranza, avrebbe utilizzato il voto sul bilancio come leva politica, trasformandolo – sempre secondo gli inquirenti – in uno strumento di pressione per ottenere nomine e favori legati agli appalti pubblici. Emergerebbe così una rete di rapporti tra figure istituzionali e politiche di primo piano, tra cui lo stesso sindaco Carlo Marino, il consigliere regionale Giovanni Zannini, il consigliere provinciale Massimo Russo (non coinvolto in questa inchiesta) e diversi imprenditori operanti sul territorio. Un intreccio nel quale il ‘filo conduttore’, per gli investigatori, sarebbe rappresentato proprio da Biagio Esposito, figura storica della politica locale (è stato presidente del consiglio comunale e assessore a Caserta) che, pur fuori da incarichi ufficiali, avrebbe continuato a esercitare un’influenza significativa.

Un ruolo che, secondo l’impostazione accusatoria, si sarebbe consolidato nel tempo: prima attraverso persone a lui vicine inserite nelle istituzioni, poi con la candidatura e l’elezione della figlia Dora in consiglio comunale. Nel frattempo, il contesto amministrativo si è ulteriormente aggravato. Nella primavera del 2025 il Comune di Caserta è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, mentre recentemente il tribunale civile ha disposto l’incandidabilità per due tornate elettorali nei confronti dell’ex sindaco Carlo Marino, dell’ex vicesindaco Emiliano Casale e dell’ex assessore Massimiliano Russo. Resta fermo il principio di presunzione di innocenza: tutti gli indagati dovranno essere considerati tali fino a eventuale sentenza definitiva.

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