Zagaria, i giovani usati per pestaggi e bombe ma gli affari restano agli storici del clan

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Raffaele Della Volpe durante un incontro in un bar con Carmine Zagaria
Raffaele Della Volpe durante un incontro in un bar con Carmine Zagaria

CASAPESENNA – Non sono le nuove leve a custodire il cuore del clan. Ai giovani vengono affidati lo spaccio, la manovalanza violenta, i pestaggi, le intimidazioni e, nei casi estremi, anche gli attentati dinamitardi. Ma quando la partita diventa delicata, quando bisogna recuperare denaro o muoversi su terreni più sensibili, l’organizzazione si affida agli uomini di vecchia scuola: quelli che hanno alle spalle arresti, carcere e condanne, e che non hanno mai ‘parlato’. In questa chiave gli investigatori leggono l’operatività dell’area di Casapesenna, ritenuta oggi sotto la guida di Carmine Zagaria: una struttura indebolita dagli arresti, ma non azzerata, costretta a riorganizzarsi, a cercare alleanze e a utilizzare ancora i vecchi riferimenti criminali per tenere insieme rapporti, crediti e intimidazioni.

È proprio in questo contesto che emerge, stando ai carabinieri, la figura di Luigi Diana – non indagato – conosciuto come ’o diavolo. L’inchiesta dei carabinieri di Casal di Principe, che insieme a quella dei militari di Caserta e del Ros ha coinvolto complessivamente 43 persone facendo scattare, due mesi fa, 23 misure cautelari (poi revocate dal Riesame), documenta in particolare il rapporto tra il gruppo riconducibile a Zagaria e l’area di Raffaele Della Volpe, altro esponente storico dei Casalesi.

Della Volpe, in passato, sfuggì anche a un ordine di morte deciso dal gotha del clan per le sue derive autonome nell’area aversana. Ma quel capitolo, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe ormai superato: tornato in libertà, sarebbe stato avvicinato da Carmine Zagaria, fino al passaggio della sua area sotto il controllo del gruppo di Casapesenna. È dentro questo raccordo tra le due componenti che compare il nome di Diana. A coinvolgerlo, stando agli atti, sarebbero stati Carmine Iavarone – indicato come autista di Carmine Zagaria -, accusato di pizzo e usura, e Raffaele Catalano, ritenuto dagli inquirenti nell’orbita di Della Volpe e coinvolto in un’inchiesta, diversa da quella sugli Zagaria, relativa a una presunta estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Il primo contatto risale al 29 aprile 2024. Iavarone chiama Diana e gli chiede di fare “un’imbasciata” quando passa per San Marcellino. Da quell’utenza gli investigatori risalgono a Diana, già noto per reati associativi di stampo camorristico, estorsione e altro, e ritenuto affiliato al clan dei Casalesi. Pochi minuti dopo, Iavarone lo richiama. Gli chiede conto di un mancato appuntamento e gli annuncia che passerà da casa sua per “una cosa da due minuti”. Subito dopo avvisa Catalano: sta andando “a casa del diavolo” e gli chiede di raggiungerlo. Per gli inquirenti, la scelta di parlarne di persona conferma il carattere delicato della questione.

Dopo l’incontro, Iavarone aggiorna Catalano e i due si vedono vicino all’Asl di Trentola Ducenta. Qui Iavarone riferisce di essere stato dal diavolo per chiedere informazioni su un terzo soggetto. Diana avrebbe preso tempo, promettendo una risposta “tra oggi e stasera”. Catalano chiarisce il senso della pressione: se la questione non si risolve, “andranno insieme”. Poi aggiunge: “Cacciano i soldi, che dobbiamo fare”. Per gli investigatori il riferimento sarebbe verosimilmente a un recupero di denaro.

La vicenda resta aperta. Il 17 maggio Iavarone torna a incalzare Diana: vuole sapere se abbia rintracciato la persona che avrebbe un debito con Catalano. Diana risponde di no, ma lo rassicura: appena la troverà, la porterà direttamente da lui, così da chiudere la situazione. In serata lo richiama e gli dice di aver rintracciato il ragazzo, che avrebbe promesso di andare “da solo”. La soluzione, però, non arriva. Il 20 maggio Iavarone richiama Diana, infastidito perché aspettava un aggiornamento. Diana spiega di non aver più rivisto il ragazzo e annuncia che andrà direttamente a casa sua. Iavarone gli chiede di tenerlo informato. Diana chiude con una formula che, per gli inquirenti, fotografa il tono del rapporto: “Agli ordini”.

Il 28 maggio la questione riaffiora in un nuovo dialogo tra Iavarone e Catalano. Iavarone chiede subito “cosa ha fatto con il fatto di quello”. Per gli investigatori il riferimento è alla vicenda per cui era stato coinvolto Diana. Catalano risponde che, se entro sabato l’altro non pagherà, sarà lui a versare direttamente la somma: circa settemila euro.

Il nome di Luigi Diana era già emerso anche in un’altra indagine, quella che nel 2022 aveva puntato a colpire le componenti Bidognetti e Schiavone, all’epoca coordinata da Giovanni Della Corte. In quel contesto, quando gli schiavoniani avrebbero avuto l’esigenza di intervenire sugli Zagaria perché Giuseppe Granata stava compiendo estorsioni spendendo quel nome, sarebbe comparso Diana, ‘o diavolo, come contatto utile per organizzare una riunione con Carmine Zagaria.

Nel procedimento da cui emerge questo specifico spaccato, relativo ai contatti attivati da Iavarone, Luigi Diana e Raffaele Catalano non risultano tra gli indagati. Risultano invece coinvolti nell’inchiesta Carmine Iavarone e Carmine Zagaria. Tutti i soggetti citati negli atti devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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