Inchiesta sul clan dei Casalesi: in dieci a processo, una condanna e due assoluzioni

Il dibattimento scaturito dall’indagine sulla riorganizzazione dei Casalesi dopo l’arresto di Antonio Iovine: al centro le accuse di associazione mafiosa e pizzo

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SAN CIPRIANO – Una condanna e due assoluzioni nel procedimento nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulla riorganizzazione del clan dei Casalesi dopo l’arresto di Antonio Iovine ’o ninno.

Il Tribunale di Napoli, all’esito del giudizio celebrato con rito abbreviato, ha condannato a 4 anni Angelo Compagnone, 57 anni. Assolti, invece, Salvatore Venosa, 53 anni, e Massimo Diana, 49 anni, entrambi di San Cipriano d’Aversa.
Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo investigato sarebbe stato formato da esponenti riconducibili alle famiglie Venosa, Iovine e Zagaria e avrebbe operato prevalentemente nei territori di Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Aversa, Frignano, San Marcellino, Casaluce e Carinaro.

La presunta organizzazione sarebbe stata diretta inizialmente da Salvatore Venosa e, dopo il suo arresto, da Oreste Reccia.
A Compagnone, Venosa e Diana era contestata la partecipazione all’associazione di tipo mafioso. La contestazione riguardava un periodo che, secondo la Procura, non sarebbe stato già coperto dalle precedenti sentenze emesse nei loro confronti. In particolare, l’accusa collocava le condotte di Compagnone e Diana tra l’ottobre del 2011 e l’agosto del 2012, mentre per Venosa il periodo indicato andava dal 2011 al 7 giugno 2012.

Nella ricostruzione della Dda, Salvatore Venosa avrebbe ricoperto il ruolo di capo del gruppo, con funzioni di direzione e di gestione delle attività illecite. Angelo Compagnone sarebbe stato individuato come referente del clan nel comune di Carinaro e avrebbe partecipato all’esecuzione delle attività illecite. Massimo Diana, invece, era indicato tra gli appartenenti incaricati di dare materiale esecuzione al programma criminale del sodalizio. Si tratta, tuttavia, di accuse che per Venosa e Diana non hanno retto al vaglio del giudizio abbreviato, conclusosi con la loro assoluzione.

Compagnone è stato assistito dall’avvocata Rachele Merola, Venosa dall’avvocato Giuseppe Tessitore e Diana dall’avvocato Domenico Della Gatta.

Gli altri imputati hanno scelto di affrontare il dibattimento e sono stati rinviati a giudizio. Si tratta del già citato Reccia, di Nicola Annibale, 47 anni, residente a San Marcellino; Nunzio Clarelli, 48 anni, di Villa di Briano; Luigi Cirillo, 58 anni, di Aversa;Giuseppe D’Ausilio, 54 anni, di Villa Literno; Mario Maisto, detto ‘o pecuraro, 59 anni, di San Cipriano d’Aversa; Emilio Mazzarella, 59 anni, di Aversa; Marco Simonetti, 47 anni, di San Cipriano d’Aversa; Umberto Venosa, 75 anni, anche lui di San Cipriano d’Aversa; e Francesco Vitolo, 64 anni, residente ad Aversa.

Per tutti è contestata, a vario titolo, la partecipazione all’associazione mafiosa. A Giuseppe D’Ausilio e Mario Maisto vengono inoltre contestati due tentativi di estorsione aggravati dal metodo mafioso. Il primo sarebbe stato commesso ad Aversa, nel gennaio del 2012, ai danni del titolare di un panificio, al quale sarebbe stata richiesta una somma non precisata come rata estorsiva per la Pasqua del 2012. Il secondo episodio sarebbe avvenuto a Teverola, nel periodo precedente al Natale del 2011, ai danni del titolare dei una concessionaria. In entrambi i casi, secondo l’accusa, il pagamento non sarebbe avvenuto per il rifiuto delle persone offese.

Anche Emilio Mazzarella risponde di un’estorsione aggravata dal metodo mafioso. La contestazione riguarda il pagamento di 400 euro che sarebbe stato imposto, tra marzo e aprile del 2012 ad Aversa, in relazione all’installazione di alcune slot machine all’interno di un bar. Mazzarella è inoltre coinvolto, insieme a D’Ausilio e Maisto, nel primo dei due tentativi di estorsione.

Nel collegio difensivo degli imputati rinviati a giudizio figurano, tra gli altri, gli avvocati Giovanni Pizzo, Amalia Caliendo, Pasquale Diana, Mirella Baldascino, Giuseppina Di Rosa, Paolo Caterino, Alfonso Quarto e Giovanni Cantelli. Le contestazioni dovranno ora essere esaminate nel dibattimento, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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Giuseppe Tallino
Giornalista professionista casertano, si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e di cronaca nera. Negli ultimi anni si è dedicato alle inchieste sugli intrecci tra criminalità organizzata e mondo politico e imprenditoriale. I suoi articoli sono stati ripresi da numerose testate nazionali e per questo è intervenuto in alcune trasmissioni televisive di inchiesta sulle principali reti nazionali, tra le quali Report e Far West su Rai Tre e '100Minuti' su La7. Per le sue inchieste è finito nel mirino di Augusto La Torre, boss di Mondragone. Per tale ragione, la Prefettura di Caserta ha disposto misure di tutela nei suoi confronti. Del caso si sono occupati anche l’Ordine dei giornalisti della Campania e l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione.

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