Inchiesta sull’Alta velocità Napoli-Bari, scattano gli arresti

Domiciliari per Dante Salzillo e i fratelli, altre misure per le presunte corruzioni. Il gip esclude l’aggravante mafiosa: nessun sequestro delle società.

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I Salzillo
Dante, Angelo e Raffaele Salzillo
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MARCIANISE – Arresti domiciliari per Dante Salzillo e per i fratelli Raffaele e Angelo nell’inchiesta sugli appalti e sui subaffidamenti dell’Alta velocità Napoli-Bari. Il giudice per le indagini preliminari si è pronunciato dopo gli interrogatori preventivi, escludendo, secondo le prime informazioni disponibili, l’aggravante mafiosa. La guardia di finanza è intervenuta per dare esecuzione ai provvedimenti: eseguite anche altre misure cautelari relative agli episodi di presunta corruzione al centro del fascicolo.

Un primo punto fermo riguarda anche il versante patrimoniale. Non è stato disposto il sequestro delle società: il provvedimento riguarda il valore dei regali e delle altre utilità che, secondo l’accusa, sarebbero stati riconosciuti come contropartita dei favori ottenuti nei cantieri.

La decisione arriva nell’ambito dell’indagine condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Al centro degli accertamenti ci sono i rapporti tra l’Areco, ricondotta dagli investigatori ai Salzillo (assistiti dai legali Angelo Raucci e Nicola Russo) e alcune figure operative della filiera dei lavori della Napoli-Bari.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’impresa avrebbe beneficiato di condizioni di favore nell’assegnazione di lavori e servizi, nei subappalti e nella liquidazione dei crediti. Vantaggi che, nell’ipotesi accusatoria, sarebbero stati ottenuti attraverso denaro, regali e altre utilità destinati ai soggetti in grado di incidere sulle scelte e sulle attività dei cantieri.

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Giuseppe Tallino
Giornalista professionista casertano, si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e di cronaca nera. Negli ultimi anni si è dedicato alle inchieste sugli intrecci tra criminalità organizzata e mondo politico e imprenditoriale. I suoi articoli sono stati ripresi da numerose testate nazionali e per questo è intervenuto in alcune trasmissioni televisive di inchiesta sulle principali reti nazionali, tra le quali Report e Far West su Rai Tre e '100Minuti' su La7. Per le sue inchieste è finito nel mirino di Augusto La Torre, boss di Mondragone. Per tale ragione, la Prefettura di Caserta ha disposto misure di tutela nei suoi confronti. Del caso si sono occupati anche l’Ordine dei giornalisti della Campania e l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione.

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