
CASERTA – Dieci persone agli arresti domiciliari, tra le quali gli imprenditori Dante, Raffaele e Angelo Salzillo. Altre sette sottoposte all’obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla polizia giudiziaria, con due destinatari anche della sospensione dal pubblico servizio. Per ulteriori tre indagati è stata disposta la sola misura interdittiva. È questo il quadro dei provvedimenti adottati dal gip di Napoli Federica Girardi nell’inchiesta sugli appalti e sui subaffidamenti dell’Alta velocità Napoli-Bari.
Corruzione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti: sono i reati per i quali, a seconda delle singole posizioni, il giudice ha applicato le misure. La guardia di finanza ha dato esecuzione questa mattina all’ordinanza, nell’ambito dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Henry John Woodcock e dall’aggiunto Sergio Ferrigno della Procura di Napoli. Il pronunciamento arriva dopo la fase degli interrogatori preventivi.
I domiciliari e le accuse
Agli arresti domiciliari sono finiti i fratelli Dante Salzillo, 45 anni, Raffaele, 49, e Angelo, 39, tutti di Marcianise, imprenditori ai quali gli investigatori riconducono Areco. Dante, indicato negli atti come legale rappresentante e socio dell’azienda, sarebbe stato il principale interlocutore dei responsabili dei cantieri. Per lui e per Raffaele, accanto ai diversi episodi di presunta corruzione, la misura riguarda l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. Per Dante anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nell’ambito del progettato trasferimento di denaro verso l’Egitto. Per Angelo il provvedimento riguarda episodi di corruzione.
Domiciliari anche per Alessio De Luca, 43 anni, di Fara in Sabina, direttore del cantiere Nacav di Afragola; Alessandro Stabile, 49 anni, di Velletri, direttore di cantiere di Webuild per Hirpinia Av; Gianfranco Fontana, 55 anni, di Canistro, capocantiere di Nacav; Aristodemo Busillo, 56 anni, di Salerno, indicato negli atti come legale rappresentante di Hirpinia Av e già legale rappresentante di Nacav.
Sono figure che, secondo l’accusa, avrebbero potuto incidere sulle attività dei cantieri, sugli affidamenti e sui pagamenti in favore di Areco. Per De Luca e Fontana le misure comprendono sia la corruzione per l’esercizio della funzione sia quella per atti contrari ai doveri d’ufficio. Quest’ultima è alla base dei domiciliari per Stabile, mentre Busillo risponde di corruzione per l’esercizio della funzione. Il gip ha infatti riqualificato diversi episodi, distinguendo la presunta remunerazione illecita della funzione dagli scambi collegati al compimento di atti contrari ai doveri del servizio.
Gli altri tre destinatari dei domiciliari sono coinvolti nei filoni fiscali e della manodopera. Alberto Sannino, 45 anni, di Villaricca, indicato dalla Procura come socio e amministratore di fatto della Sannino Petroli, risponde di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Secondo gli investigatori, il meccanismo delle fatture e delle successive restituzioni di contanti avrebbe consentito di procurare liquidità a Dante Salzillo.
Domenico Di Lillo, 59 anni, di Marcianise, avrebbe invece svolto un ruolo di intermediario nell’operazione finalizzata a trasferire denaro in Egitto attraverso false fatturazioni: avrebbe individuato una società disponibile a partecipare all’operazione e concordato un compenso per la propria mediazione. Anche per lui i domiciliari sono stati disposti per emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Ali Salah Ali Abdelati, 41 anni, di Guidonia Montecelio, indicato negli atti come dipendente di Areco e intermediario nella gestione della manodopera egiziana, è destinatario della misura per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e per le false fatturazioni legate al progettato trasferimento di denaro all’estero.
Obbligo di dimora e sospensioni
Obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla polizia giudiziaria per Maurizio Di Prima, 59 anni, di Rho, dipendente di Nacav; Salvatore Francesco Caruso, 51 anni, di Bari, già legale rappresentante di Nacav e successivamente operativo nel consorzio Xenia; Antonio Donadio, 51 anni, di Senise, responsabile degli approvvigionamenti di Webuild. Per tutti e tre le misure riguardano episodi di corruzione per l’esercizio della funzione.
Le stesse prescrizioni sono state applicate a Giandomenico Colella, 43 anni, ex consigliere comunale di Marcianise e collaboratore di Dante Salzillo, per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Secondo l’accusa, avrebbe partecipato alla consegna di un orologio destinato a Francesco Cosentino, dipendente del consorzio Hirpinia Av.
Obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria anche per Maurizio Ferroni, 61 anni, di Passignano sul Trasimeno, direttore tecnico e project manager di Ghella, nonché direttore tecnico del consorzio Telese. Per lui le contestazioni comprendono entrambe le forme di corruzione.
A Vincenzo Moriello, 50 anni, di Sperlonga, dipendente di Seli Overseas e già legale rappresentante di Nacav e Hirpinia Av, e a Costantino Guidubaldi, 55 anni, di Sigillo, addetto all’ufficio acquisti del consorzio Telese, il giudice ha applicato anche la sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno. Entrambi sono destinatari delle misure per corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio.
La sola sospensione dal pubblico servizio, sempre per un anno, è stata disposta per Piero Centonze, 40 anni, di Milano, e Alessandro Cupellini, 63 anni, di Roma, entrambi indicati negli atti come dipendenti di Nacav, per corruzione per l’esercizio della funzione. Stessa misura per Francesco Cosentino, 47 anni, di Lauria, per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.
Gli incarichi richiamati sono quelli ricostruiti negli atti d’indagine. La qualifica di incaricati di pubblico servizio è collegata alle funzioni svolte nella realizzazione delle opere pubbliche, pur nell’ambito di società private.
Gli appalti e i presunti favori ad Areco
L’indagine è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli. Al centro della ricostruzione accusatoria c’è Areco e il sistema di relazioni che avrebbe consentito all’impresa di ottenere vantaggi nella filiera dei lavori dell’Alta velocità e in altre commesse pubbliche.
Secondo l’accusa, alcuni responsabili e addetti ai cantieri avrebbero favorito l’azienda attraverso affidamenti, lavori in economia, pareri favorevoli, accelerazioni nei pagamenti e agevolazioni nei subappalti. In cambio sarebbero stati riconosciuti denaro, regali e altre utilità.
L’inchiesta descrive rapporti sviluppati nei cantieri riconducibili, tra gli altri, ai consorzi Nacav, Hirpinia Av e Telese. Il richiamo alle società riguarda i ruoli ricoperti dalle persone coinvolte e non equivale, di per sé, a una contestazione di responsabilità nei confronti di tutte le imprese citate.
Uno degli episodi riguarda una presunta consegna di almeno 5mila euro ad Alessio De Luca, collegata dall’accusa a favori per Areco negli affidamenti e nei pagamenti. Il gip ha ricondotto questo episodio alla corruzione per l’esercizio della funzione.
Un altro passaggio riguarda un contratto da 6,7 milioni di euro per lavori nelle gallerie del consorzio Xenia, che, secondo la Procura, Areco avrebbe ottenuto grazie all’intercessione di Ferroni e Cosentino. Tra le presunte contropartite vengono indicati un Cartier da 7.900 euro destinato a Ferroni e un Longines da 2mila euro destinato a Cosentino. Nella ricostruzione accusatoria, Guidubaldi e Colella avrebbero avuto un ruolo nelle rispettive consegne.
Non soltanto orologi e contanti. Negli atti compaiono telefoni, soggiorni in albergo, vacanze, un trattorino tagliaerba e benefici legati a immobili. Utilità che, nella prospettazione degli investigatori, avrebbero alimentato una rete di rapporti favorevole agli interessi dell’impresa.
La manodopera e le fatture
Il capitolo della manodopera è direttamente alla base delle misure applicate a Dante e Raffaele Salzillo e ad Ali Salah Ali Abdelati. L’ipotesi è quella dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento del lavoro, contestata nella forma che prevede il ricorso a violenza o minaccia.
Secondo l’accusa, i lavoratori egiziani impiegati nei cantieri sarebbero stati sottoposti a condizioni di sfruttamento approfittando del loro stato di bisogno: orari prolungati, mancato rispetto dei riposi, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e violazioni delle norme di sicurezza.
Un distinto episodio riguarda le false fatturazioni che avrebbero dovuto consentire ad Ali Salah Ali Abdelati di trasferire circa 300mila euro in Egitto per acquistare un immobile. In questa vicenda sono coinvolti anche Dante Salzillo e Domenico Di Lillo. La Procura ricostruisce l’emissione di una fattura da 65mila euro e un bonifico di acconto da 24mila euro, precisando che la chiusura del rapporto finanziario utilizzato non avrebbe consentito di completare il trasferimento dell’intera somma attraverso quel canale.
Un altro circuito di fatture per operazioni inesistenti è alla base dei domiciliari disposti per Sannino. Secondo gli investigatori, i pagamenti di Areco sarebbero stati seguiti da restituzioni di contanti, così da procurare liquidità a Dante Salzillo. Denaro che, nell’ipotesi accusatoria, sarebbe stato destinato almeno in parte alle presunte dazioni corruttive.
Sul fronte patrimoniale, il gip ha respinto la richiesta di sequestro delle imprese.
Esclusa l’aggravante mafiosa
Un altro passaggio rilevante riguarda la contestata finalità di agevolazione mafiosa. Per tutti i venti destinatari delle misure personali elencati nel dispositivo, il gip ha escluso l’aggravante.
La Dda aveva inserito parte delle condotte in una ricostruzione che ipotizzava vantaggi anche per il clan Belforte di Marcianise. Pasquale e Camillo Belforte erano indicati dall’accusa come figure di riferimento del gruppo, mentre nei rapporti con Areco veniva individuato un possibile collegamento con il tessuto imprenditoriale e con gli affidamenti nei cantieri. Un filone distinto richiamava inoltre il clan Fabbrocino.
Le misure applicate riguardano dunque, secondo le singole posizioni, le ipotesi di corruzione, sfruttamento del lavoro e false fatturazioni accolte dal giudice, senza l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. È una valutazione compiuta in questa fase cautelare, mentre l’accertamento delle responsabilità resta affidato ai successivi passaggi del procedimento.
Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Angelo Raucci, Nicola Russo, Ferdinando Letizia, Domenico Cesaro e Nicola Musone. Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.
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