Inghilterra, Gary Lineker entra nella Hall of Fame

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Gary Lineker ha incarnato il concetto di “ars celare artem”, l’arte di nascondere l’arte. Il suo talento non risiedeva in gesti plateali, ma nell’intelligenza tattica e nella capacità di anticipare l’azione. Sembrava possedere un orologio interiore che correva più veloce di quello di difensori e portieri.

Mentre gli altri reagivano, lui aveva già letto lo sviluppo del gioco, posizionandosi dove il pallone sarebbe arrivato. Non aveva la potenza dei centravanti classici né un dribbling funambolico; la sua grandezza è stata nel farsi trovare pronto, spesso con un solo tocco, per trasformare ogni occasione in goal. Questo stile, unito a una correttezza esemplare, gli è valso il soprannome di “Gentiluomo del goal”.

La sua carriera è iniziata a Leicester, la sua città natale. Nonostante lo scetticismo di alcuni insegnanti sul suo fisico, il club ha creduto in lui, facendolo esordire nel 1979. Stagione dopo stagione, è diventato un idolo locale, vincendo la classifica cannonieri della First Division prima di passare all’Everton nel 1985, dove ha segnato 40 reti in un solo anno.

Il Mondiale di Messico ’86 lo ha consacrato a livello internazionale. Con sei reti, tra cui una tripletta decisiva contro la Polonia, ha vinto la Scarpa d’Oro, primo inglese a riuscirci. Il suo goal contro l’Argentina di Maradona nei quarti di finale non è bastato per passare il turno, ma ha scolpito il suo nome nella storia del torneo.

Dopo il Mondiale, il Barcellona lo ha acquistato. In tre stagioni in Catalogna ha vinto una Coppa del Re e una Coppa delle Coppe, diventando un eroe del Camp Nou grazie a una tripletta nel “Clásico” contro il Real Madrid.

Tornato in Inghilterra nel 1989, con la maglia del Tottenham ha vinto un’altra classifica cannonieri e una FA Cup, l’unico trofeo importante conquistato in patria. A Italia ’90 ha poi trascinato l’Inghilterra fino alla semifinale contro la Germania Ovest, persa ai rigori.

Le sue quattro reti in quel torneo lo hanno portato a un totale di 10 goal ai Mondiali, record per un calciatore inglese. È sua la celebre frase, nata da quella sconfitta: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini inseguono un pallone per 90 minuti e alla fine vincono i tedeschi”.

Ha concluso la carriera in Giappone con il Nagoya Grampus Eight, dopo aver segnato 48 goal in 80 presenze con la nazionale. Ma il dato che forse lo definisce meglio è un altro: in quasi 650 partite da professionista, non ha mai ricevuto un cartellino, né giallo né rosso. Un primato di correttezza che ne celebra la grandezza.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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