Djed Spence è tornato a disposizione dell’Inter dopo due mesi di lavoro personalizzato ad Appiano Gentile, ma il suo impatto è ancora un’incognita. L’esterno inglese ha giocato la sua prima partita da titolare contro lo Shakhtar in Champions League, una scelta motivata dal tecnico Cristian Chivu con la necessità di avere velocità in ripartenza e copertura sugli esterni avversari. Tuttavia, le attese sono state in parte deluse.
Negli 88 minuti complessivi giocati finora con la maglia nerazzurra, l’ex giocatore del Tottenham non ha mostrato le qualità che avevano convinto il club a investire su di lui. L’ultima sua gara dal primo minuto risaliva alla finale per il terzo posto al Mondiale, ma dello Spence ammirato in quell’occasione, caratterizzato da sprint e recuperi difensivi, a Milano si è vista solo una traccia sbiadita. La squadra e i tifosi restano in attesa del suo pieno potenziale.
L’adattamento a una nuova realtà tattica rappresenta la sfida principale per l’inglese. Il fantasma di Dumfries aleggia sulla corsia destra, dove Chivu ha sempre protetto il nuovo acquisto, evitando paragoni. Spence deve infatti calarsi in un sistema di gioco differente: a Milano agisce come esterno in una linea a cinque, un ruolo con maggiori compiti di spinta rispetto al terzino in una difesa a quattro, pur mantenendo quasi invariati gli obblighi difensivi.
All’Inter gli è stato chiesto di agire da pendolo sulla fascia, sfruttando le sovrapposizioni di Barella e avendo la libertà di accentrarsi o di arrivare sul fondo per servire gli attaccanti. Queste sono le caratteristiche che hanno spinto la dirigenza a un investimento da 35 milioni di euro, bonus compresi. Si tratta di un potenziale ancora inespresso, un gigante assopito che deve superare il lungo periodo di inattività che ne giustifica, in parte, l’attuale stato di forma.
Nel momento in cui Spence è rientrato, l’infermeria nerazzurra ha accolto gli altri due “Leoni” inglesi, John Stones e Curtis Jones. L’Inter non ha mai potuto contare sul trio al completo, un evento che potrebbe concretizzarsi solo in autunno inoltrato. Avere i tre acquisti estivi a pieno regime sarà fondamentale per puntare al primato in classifica e mantenere vive le ambizioni in Champions League.
Stones e Jones stanno proseguendo i rispettivi programmi di recupero. Jones, come Pavard, dovrebbe tornare ad allenarsi in gruppo la prossima settimana. Se non ci saranno intoppi, lo staff punta a renderlo convocabile per la trasferta europea contro il Feyenoord del 3 novembre. Per Stones, invece, il percorso sarà più lungo e richiederà maggiore cautela.
Nonostante ciò, la speranza di rivederlo in campo contro il Como, prima della prossima sosta per le nazionali, non è un’utopia. E non lo è nemmeno l’idea di un’Inter a trazione inglese, un progetto che finora è rimasto soltanto sulla carta, in attesa che tutti i suoi interpreti siano finalmente pronti a scendere in campo insieme.





