Giuseppe Marotta, fresco di nomina a presidente dell’Inter, ha festeggiato un traguardo storico: 50 anni di carriera nel mondo del calcio. Un percorso iniziato nel 1976 a Varese e culminato con la guida del club con cui ha appena vinto lo scudetto della seconda stella. In una lunga intervista, il dirigente ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita professionale, svelando anche il suo ultimo grande sogno.
L’obiettivo è chiaro: vincere la Champions League. Un trionfo che, ha confessato, potrebbe segnare il perfetto coronamento della sua carriera e portarlo alla pensione. Un desiderio che affonda le radici nella sua infanzia, quando nel 1965 assistette a San Siro alla vittoria della seconda Coppa dei Campioni nerazzurra contro il Benfica, con il gol di Jair.
Tutto è iniziato a Varese, a pochi passi dallo stadio di Masnago. Marotta ha ricordato come, a soli otto anni, aiutasse il magazziniere a pulire scarpe e gonfiare palloni pur di seguire gli allenamenti. La svolta è arrivata nell’estate del 1976 quando, a 19 anni, è diventato responsabile del settore giovanile. Il suo primo colpo di mercato è stato l’acquisto del portiere Michelangelo Rampulla, che ha debuttato in Serie B a 18 anni contro il Milan, mantenendo la porta inviolata.
La sua carriera lo ha portato a ricoprire ruoli in numerosi club, tra cui Monza, Como, Venezia, Atalanta, Sampdoria e Juventus. Tra le esperienze più significative ha citato la promozione in A con il Venezia, celebrata sul Bucintoro. Ha lavorato con talenti straordinari come Alvaro Recoba, definito “la prova provata che il talento puro non basta”, e ha tratto insegnamenti da allenatori come Bersellini e presidenti come Maurizio Zamparini.
Un capitolo cruciale è stato l’addio alla Juventus nell’autunno del 2018. Marotta ha definito quel momento “la più grande delusione della vita”, un passo indietro necessario. Ha precisato di aver lasciato il club bianconero senza avere altre offerte, ma la sua inattività è durata pochissimo. Il giorno seguente ha ricevuto un messaggio da Steven Zhang, che ha dato inizio alla sua nuova avventura all’Inter. Un percorso che lo ha portato alla presidenza sotto Oaktree, verso cui ha espresso profonda gratitudine.
Guardando al futuro, Marotta ha ribadito la sua filosofia: per vincere serve una “cultura della vittoria”, garantita da uno zoccolo duro di giocatori italiani che assicurano identità e senso di appartenenza. Ha poi affrontato il tema del nuovo stadio, sottolineando la forte volontà di Inter e Milan di realizzare un impianto moderno, ma ha lamentato gli ostacoli burocratici che rallentano un progetto da quasi 2 miliardi di euro, che andrebbe considerato di rilevanza pubblica.





