La Nazionale italiana ha inaugurato un nuovo capitolo con il ritorno di Roberto Mancini in panchina. Al suo fianco, nel ruolo di team manager, è tornato anche Gabriele Oriali, che ha subito tracciato la rotta per il futuro.
Intervenendo ai microfoni della Rai, Oriali ha analizzato con lucidità la situazione attuale della squadra, reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. “Il momento non è certo dei migliori, sappiamo che ci aspetta un periodo particolare e difficile”, ha affermato il team manager. Ha poi sottolineato l’importanza che questa consapevolezza sia condivisa da tutto l’ambiente, a partire dai giocatori. Per superare le difficoltà, secondo Oriali, saranno fondamentali valori come la responsabilità, il rispetto reciproco e una solida disciplina, elementi indispensabili per ricostruire lo spirito di gruppo. “Si deve ritrovare una squadra e un gruppo, perché è attraverso quello che si possono raggiungere dei risultati”.
Durante il suo intervento, Oriali ha voluto dedicare un pensiero commosso a Sandro Mazzola, leggenda del calcio italiano scomparsa di recente. Ha condiviso un ricordo personale dei suoi primi passi all’Inter, quando un campione affermato come Mazzola lo accolse con grande calore. “Fu uno di quelli che mi accolsero a braccia aperte. Un giorno dopo l’allenamento mi accompagnò a casa, abitava vicino a me”. Un aneddoto che rivela il lato umano di un’icona che Oriali ha ricordato con affetto non solo come compagno e persona, ma anche come dirigente illuminato, capace di portare in Italia un fuoriclasse come Ronaldo “il Fenomeno”.
Infine, il team manager azzurro ha espresso ferma condanna per l’increscioso episodio avvenuto allo Stadium prima della partita tra Juventus e Atalanta. Durante il minuto di raccoglimento per Mazzola, un gruppo di ultras ha voltato le spalle al campo intonando cori. “Non è stata una bella immagine, è una cosa che ci riempie di vergogna”, ha dichiarato Oriali senza mezzi termini. Ha auspicato che i responsabili vengano identificati ed esclusi dagli stadi, ribadendo un principio fondamentale: “Ci sono campioni che vanno al di là della maglia che indossano. Sono gesti deprecabili e brutti da vedere”.





