Nella serata del Pallone d’Oro, l’unico juventino candidato è stato Kerim Alajbegovic, in lizza per il Premio Kopa. Il talento bosniaco classe 2007 si è classificato al settimo posto, un piazzamento di prestigio in una classifica guidata da Yamal, Cubarsi e Zaire-Emery.
Un risultato notevole per un calciatore che la Juventus si è assicurata in estate, battendo la forte concorrenza dell’Arsenal. L’operazione è stata agevolata anche dal parere positivo di ex bianconeri come Miralem Pjanic, che ne hanno caldeggiato l’acquisto.
Dopo un avvio di stagione promettente, le sue prestazioni hanno registrato un calo, complice anche la crisi generale della squadra. Il punto di svolta negativo è stato il passaggio al 3-5-2, un modulo che garantisce più solidità ma sacrifica gli esterni puri come lui.
L’allenatore ha però spiegato che il sistema di gioco non è rigido. Una piccola rotazione può trasformare il 3-5-2 in un 3-4-2-1, dove il giovane bosniaco può trovare spazio come uno dei due trequartisti alle spalle della punta, ruolo ideale per le sue caratteristiche.
La strategia di gara potrebbe quindi prevedere un inizio più coperto, per poi sfruttare i cinque cambi a disposizione e inserire la sua tecnica per cambiare la partita nel finale. Il suo contributo dalla panchina sarà dunque fondamentale per aggiungere imprevedibilità alla manovra offensiva.
Al di là della gestione tattica, la dirigenza ha la piena consapevolezza che l’ex Salisburgo è un patrimonio da tutelare e valorizzare. Il club è cosciente che le difficoltà attuali della squadra e i cambi di modulo possano rallentarne la crescita, un’ipotesi che si vuole scongiurare in ogni modo.
La linea societaria sembra quindi tracciata: dare fiducia a un potenziale campione, accettandone gli inevitabili errori di gioventù, è un investimento più lungimirante che affidarsi a giocatori esperti ma dai limiti ormai consolidati. Il suo talento è una risorsa per il futuro.











