Marco Borriello, ex attaccante che ha conquistato uno Scudetto in maglia bianconera, ha offerto la sua analisi sul prolungato momento di difficoltà della Juventus in una recente intervista. Secondo la sua visione, la radice dei problemi non risiederebbe nella guida tecnica.
L’ex giocatore si è definito un grande estimatore di Antonio Conte, riconoscendone la mentalità vincente e la capacità di trasmettere una carica unica. Tuttavia, ha espresso la convinzione che nemmeno un ritorno dell’ex tecnico sarebbe sufficiente per riportare la squadra ai vertici. Ha sottolineato come sia Conte che Luciano Spalletti siano allenatori fenomenali, seppur diversi, e che il problema attuale non sia dunque imputabile all’allenatore in carica.
La vera mancanza, secondo Borriello, è una figura presidenziale come Andrea Agnelli. Ha descritto la percezione, vista dall’esterno, di un’assenza del ‘calore’ e della presenza costante che l’ex presidente garantiva. Pur riconoscendo il fondamentale supporto economico e l’attaccamento alla società da parte di John Elkann, definito il primo tifoso, ha evidenziato come il suo ruolo di grande uomo d’affari non gli consenta una presenza quotidiana sul campo.
Questa assenza si tradurrebbe nella perdita di una certa ‘magia’, un’alchimia che porta i pianeti ad allinearsi, come accaduto nella stagione dello Scudetto vinto proprio con Conte allenatore. Ha insistito su un punto cruciale: i giocatori ‘annusano’ l’ambiente e l’atmosfera che si respira all’interno di un club. Questa percezione, anche inconscia, ne influenza il rendimento e le decisioni, perché il calcio è fatto di comunione d’intenti.
A supporto della sua tesi, ha portato esempi concreti. Ha citato le dichiarazioni del difensore Bremer dopo una pesante sconfitta, affermando che con una dirigenza come quella composta da Agnelli e Marotta, un giocatore non si sarebbe mai permesso di criticare pubblicamente i compagni in quel modo.
Un altro segnale preoccupante, a suo dire, è stata la scelta di Franck Kessie di trasferirsi all’Atalanta anziché alla Juventus. Questo episodio, secondo Borriello, dimostra come i calciatori percepiscano i momenti dei club e si informino prima di prendere decisioni importanti, suggerendo una perdita di attrattiva da parte della società torinese. Infine, ha commentato brevemente il profilo di un altro giocatore, definendolo un attaccante ‘lungagnone tecnico, ma prevedibile’.




