Una sconfitta maturata negli ultimi secondi che ha il sapore della beffa per la Juventus, superata per 3-2 dal Sassuolo. Al di là del risultato, a pesare è il modo in cui è arrivato il gol decisivo, nato da un errore di valutazione tattica che ha lasciato campo libero al contropiede avversario al 93′.
L’episodio chiave si è verificato in pieno recupero. Con il punteggio in parità, la Juventus ha beneficiato di un calcio di punizione nella trequarti offensiva. Ben otto giocatori bianconeri si sono proiettati in avanti alla ricerca del colpo vincente, lasciando solo due difensori a presidio della propria metà campo. La battuta corta ha innescato una situazione confusa, con un pallone perso banalmente al limite dell’area neroverde. Da lì è scaturita una ripartenza fulminea del Sassuolo.
In pochi secondi, l’azione si è spostata sul fronte opposto, dove tre attaccanti del Sassuolo si sono trovati in superiorità numerica contro i soli due difensori bianconeri rimasti a coprire. L’attaccante Laurienté ha condotto la transizione e servito sulla corsa Adzic, che ha avuto il tempo di controllare e battere il portiere con un tiro preciso, fissando il risultato sul 3-2 finale. Un collasso difensivo inspiegabile per una squadra solitamente solida.
Nel post-partita, il tecnico Massimiliano Allegri non ha cercato alibi, assumendosi la responsabilità per l’atteggiamento della squadra. “Sono stato io a chiedere ai ragazzi di andare a vincere la partita, perché avevamo le energie per farlo. Forse hanno eseguito fin troppo alla lettera le mie indicazioni”, ha ammesso l’allenatore.
Tuttavia, Allegri ha anche espresso perplessità sulla gestione del possesso nell’azione decisiva. “Quando siamo in otto contro sette al limite della loro area, non possiamo perdere palla in quel modo, infilandoci in un vicolo cieco. Bisogna gestire meglio la situazione, far girare palla o concludere l’azione. Un errore di lucidità che abbiamo pagato a caro prezzo”.
L’analisi di questo finale incauto non può però ignorare il contesto psicologico. Solo una settimana prima, al termine della partita pareggiata contro il Milan, la squadra era stata criticata per aver festeggiato un pareggio raggiunto in extremis invece di affrettare la ripresa del gioco per tentare l’assalto finale. Lo stesso allenatore aveva gesticolato platealmente per spingere i suoi a tornare a centrocampo.
L’impressione è che, contro il Sassuolo, la Juventus sia caduta nell’eccesso opposto. La foga di dimostrare la propria ambizione, forse memore delle recenti critiche, ha spinto la squadra a sbilanciarsi in modo scriteriato. Quel desiderio di vittoria a tutti i costi ha annebbiato la lucidità tattica, trasformando un’opportunità in una sconfitta dolorosa che apre a nuove riflessioni.










