Legge elettorale, colpo di scena: Governo battuto sulle preferenze. Emendamento bocciato di un solo voto

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Festa del centrosinistra per la bocciatura della Legge Elettorale
Festa del centrosinistra per la bocciatura della Legge Elettorale

ROMA – Colpo di scena a Montecitorio. L’Aula della Camera ha bocciato per un voto l’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc alla legge elettorale, numero 1.1077, che prevedeva insieme al capolista bloccato, la possibilità di barrare fino a tre preferenze della stessa lista. La bocciatura, con voto segreto, è arrivata con 188 contro e 187 sì.

Esultanza come per un gol da parte delle opposizioni, che ora invocano le dimissioni del governo e nuove elezioni. Immediato l’intervento della premier. “Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci. La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto”, ha commentato Giorgia Meloni.

Lega e Forza Italia, così come i vannacciani, avevano annunciato voto favorevole all’emendamento. Eppure non è passato. E ora è caccia ai franchi tiratori, una trentina. “Sono nella Lega? Per quanto ci è dato sapere assolutamente no, non ho motivo di pensare che ce ne siano stati nella Lega”, il capogruppo Riccardo Molinari.

“Non nascondiamoci dietro un dito: è evidente che, da un punto di vista politico, ogni volta che una maggioranza va sotto su un provvedimento ciò assume un significato politico rilevante. Riflettiamo, ma andiamo avanti”, ha detto Maurizio Lupi, leader dei Moderati. Sono ore caldissime. Ore dal sapore di crisi.

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