PIGNATARO MAGGIORE – Una scelta non condivisa dai suoi cari: la decisione presa da Pietro Ligato di tentare la collaborazione con la giustizia non aveva fatto breccia nella famiglia. Nessuno aveva deciso di accettare il programma di protezione e, stando alle voci che circolano in paese, la madre, Maria Giuseppa Lubrano, moglie del boss Raffaele Ligato e sorella di un altro mafioso, Vincenzo Lubrano, alla notizia del pentimento, aveva deciso di troncare i rapporti con il figlio, colpevole, ai suoi occhi abituati a vedere mafia e ancora mafia, di aver violato il patto di omertà del clan.
Quantificare quanto questo scenario abbia inciso nel gesto estremo compiuto giovedì pomeriggio da Ligato è impossibile dirlo. Ma certamente è un dato che va valutato nella storia, conclusasi con un finale tragico, del pignatarese.
Il pentito Ligato si uccide in cella. Il capo clan di…
Pietro Ligato, stando a quanto emerso dai primi rilievi, si sarebbe tolto la vita con una busta di plastica mentre era nel carcere di Secondigliano. Sul caso indagano i carabinieri, coordinati dalla Procura partenopea.
Il corpo sarà sottoposto ad autopsia e, una volta conclusi gli esami, è probabile che i funerali vengano vietati e sia disposto il trasferimento della salma direttamente al cimitero di Pignataro Maggiore. Ligato, con alle spalle già diverse condanne per reati di stampo mafioso, era tornato in carcere nel 2023, accusato di tentata estorsione e lesioni, e l’anno successivo era stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare, emessa nell’ambito dell’inchiesta sul boss Antonio Mezzero, esponente di spicco del clan dei Casalesi. Circa due mesi fa, i primi interrogatori resi ai magistrati dell’Antimafia avevano testimoniato la sua volontà di provare a recidere i rapporti con il mondo criminale in cui era cresciuto. Non è riuscito a completare questo percorso, ma ciò che ha detto (sulle nuove dinamiche mafiose, sugli omicidi, sui rapporti con politici e imprenditori) rappresenta comunque un insieme di informazioni preziose per la Dda. I verbali redatti con le sue dichiarazioni potranno essere utilizzati nei processi e dare il via a nuove indagini.
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