L’eterno giallo dell’omicidio Pasolini, riaperto il processo (di nuovo) a 51 anni esatti dal delitto

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Pier Paolo Pasolini (WikiMedia Commons)
Pier Paolo Pasolini (WikiMedia Commons)
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Ci risiamo, e questa volta la notizia sembra quasi finta. Sì, perché l’annuncio dell’ennesima riapertura del processo per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini, dovuta alla scoperta di nuovi elementi da parte della difesa del cugino del regista, stavolta arriva il giorno del 51esimo anniversario della sua morte, avvenuta appunto il 2 novembre del 1975 a Lido di Ostia, nel Lazio.

Il suo cadavere trasfigurato fu scoperto da una passante alle 6 del mattino e fu l’amico attore Ninetto Davoli a riconoscere in quelle povere spoglie i resti del suo mentore. La prima ipotesi “ufficiale” fu quella di una colluttazione con uno dei “ragazzi di vita” che lo scrittore frequentava nella Capitale (uno dei suoi romanzi più famosi si chiama appunto Ragazzi di vita ed è uno dei capolavori della letteratura italiana).

E infatti, il primo a essere accusato del delitto fu Giuseppe “Pino” Pelosi, un giovane di strada di Guidonia Montecelio. Poi, però, le risultanze delle indagini sulla dinamica dell’omicidio furono giudicate incompatibili con l’ipotesi che P.P.P. fosse stato ucciso da una sola persona. D’altra parte erano in tanti a considerarlo un intellettuale “scomodo”.

Pasolini stava antipatico a fascisti e comunisti, ma soprattutto alla classe borghese e ai suoi rampolli che in quel periodo giocavano a fare i pauperisti e rivoluzionari, girando armati e coprendosi il volto, per colpire i “simboli del potere” e mettere in atto la loro idea di “lotta di classe”.

Celebre la poesia “Il PCI ai giovani, ovvero Vi odio cari studenti”, nella quale il regista, nel commentare gli scontri tra gli studenti e le forze dell’ordine a Valle Giulia, Roma, nel 1968, prese le distanze da quei giovani, figli della borghesia, “prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati”, difendendo i poliziotti “figli dei poveri”, provenienti da “subtopie contadine o urbane” (leggi la poesia integrale).

Un personaggio evidentemente fuori dal tempo, Pasolini. E forse, tutto sommato, per chi lo ha amato e continua ancora oggi ad amare le sue opere non è poi così importante sapere chi quella notte gli tappò la bocca per sempre. Come un personaggio di un suo film, Pasolini rappresenta l’innocenza perduta della nostra società, che lo ha eliminato per mettere a tacere la propria coscienza e per correre, finalmente, incontro alla desolazione culturale e alla dittatura economico-finanziaria che oggi controlla il mondo molto più di allora.

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Ugo Clemente
Ugo Clemente è giornalista professionista e direttore editoriale di Cronachedi. Ha iniziato l’attività giornalistica nel 2004 ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti Professionisti dal 2008. Dopo l’esperienza come redattore e caporedattore, dal 2014 ricopre il ruolo di direttore editoriale di Libra Editrice, società editrice di Cronachedi. Laureato in Giurisprudenza alla LUISS “Guido Carli” di Roma, è abilitato all’esercizio della professione forense dal 2021. Dal 2021 è anche presidente della Commissione Giuridica ed Economica dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Nel corso della sua attività professionale ha affiancato al lavoro giornalistico un’intensa attività di formazione. È stato relatore in numerosi corsi di formazione professionale per giornalisti dedicati, tra gli altri temi, alla diffamazione a mezzo stampa, alla privacy, alla deontologia, alla riforma della giustizia, al pluralismo dell’informazione, al rapporto tra giornalismo e social network e alle regole dell’informazione in materia di cronaca giudiziaria e sociale. Ha inoltre svolto attività didattica e laboratoriale nelle scuole, curando percorsi dedicati al giornalismo, al diritto dell’informazione, alle tecniche di comunicazione, alla scrittura giornalistica e alla produzione di contenuti digitali e multimediali. Tra il 2020 e il 2022 ha svolto attività di docenza esterna presso l’Istituto Penale per Minorenni di Airola. Accanto al giornalismo e al diritto, coltiva da anni un forte interesse per l’informatica e l’innovazione applicata all’editoria. È sviluppatore Python e utilizza il linguaggio insieme alle principali librerie per l’analisi dei dati e il machine learning, oltre a tecnologie web e sistemi Linux.

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