L’INTERVISTA. Sannazaro, l’appello della direttrice Sansone: “Le istituzioni tutelino il posto di 30 lavoratori”

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Lara Sansone e il Teatro Sannazaro dopo l'incendio
Lara Sansone e il Teatro Sannazaro dopo l'incendio
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NAPOLI – Il drammatico incendio che a marzo ha devastato il teatro Sannazaro, il silenzio delle istituzioni locali e nazionali comincia a pesare come un macigno sul patrimonio culturale partenopeo. Nonostante i reiterati accorati appelli del mondo dello spettacolo e dei tanti artisti rimasti senza un palco, le risposte ufficiali tardano ad arrivare. L’altro ieri è stata Marisa Laurito a lanciare un appello: “Io ci sono sempre per il Sannazaro. Pronta a proporre una petizione, o una raccolta fondi”.

In questo scenario di incertezza e attesa, abbiamo incontrato Lara Sansone — attrice, regista, nipote d’arte della storica Luisa Conte e direttrice artistica del Centro di Produzione Teatrale Sannazaro — che ha saputo riorganizzare la macchina produttiva trasferendo al teatro Mediterraneo il suo iconico ‘Cafè Chantant’.

Come sta vivendo il pubblico questo inaspettato trasloco del Cafè Chantant al teatro Mediterraneo?

“È uno spettacolo che va in scena da tantissimi anni e ha una sua identità fortissima, il pubblico ci sta dimostrando un affetto incredibile anche in questa nuova collocazione.”

Qual è stato l’impatto organizzativo ed emotivo di dover ricominciare da capo in un’altra struttura?

“Piano piano abbiamo ripreso tutto daccapo ed è stato incredibilmente faticoso, dal punto di vista tecnico e personale.”

Qual è lo stato d’animo della compagnia e della direzione a distanza di otto mesi dall’incendio?

“Non è facile per niente, siamo ancora reduci da una tragedia davvero molto grande che ci ha segnati profondamente.”

Il Teatro Mediterraneo rappresenterà la vostra sede stabile anche per il futuro?

“Questa soluzione è stata pensata esclusivamente per la stagione in corso, per la prossima si vedrà al momento opportuno. Non saprei dirle altro, perché non conosco i tempi di riapertura del Sannazaro.”

Ci sono già certezze o progetti definiti per la programmazione del prossimo anno?

“In tutta sincerità non so cosa risponderle, la situazione è ancora troppo fluida e complessa per fare previsioni a lungo termine. Ora siamo ospiti al teatro Mediterraneo. Poi si vedrà.”

Quante persone compongono la macchina artistica e tecnica attualmente impegnata nello show?

“Sul palco e dietro le quinte lavorano oltre 30 artisti, senza contare tutto il personale tecnico e di supporto.”

Cosa si augura in questo momento per i lavoratori dello spettacolo coinvolti nell’emergenza?

“Mi aspetto che gli artisti che hanno perso il loro lavoro possano presto riacquistarlo e proseguire dignitosamente la propria carriera.”

Qual è la speranza principale per il Centro di Produzione Teatrale che lei dirige?

“La speranza prioritaria è che il lavoro di una grande casa artistica come la nostra possa andare avanti nonostante le avversità.”

Avete già una stima dei tempi necessari per la riapertura dello storico palcoscenico di via Chiaia?

“Non saprei dire adesso con certezza, ci sono ancora troppi fattori in gioco per avanzare delle date. Posso parlarle dello spettacolo che andrà in scena il 17 ottobre al Mediterraneo.”

Cosa ci può dire sul futuro della storica sede del Teatro Sannazaro?

“Purtroppo i tempi per il ripristino e la riapertura del Sannazaro si preannunciano irrimediabilmente lunghi. Dobbiamo pensare all’oggi. Non si possono fare previsioni. Ma le posso dire che dietro allo spettacolo che andrà in scena, c’è tanta eccitazioni, è la speranza e anche la certezza che il nostro lavoro proseguirà, oltre l’incendio che ha distrutto il Sannazaro.”

Il resto lo raccontano i fatti. A otto mesi dal devastante incendio del 17 febbraio, il Teatro Sannazaro di Chiaia rimane chiuso nell’incertezza e nel vuoto istituzionale. Nonostante gli appelli iniziali e la disponibilità del Comune, che ha concesso temporaneamente il Teatro Mediterraneo per consentire la ripresa dello spettacolo Café Chantant, manca ancora un piano concreto di recupero. Le indagini della magistratura proseguono lentamente, mentre Regione e Ministero della Cultura tentennano sulle reali intenzioni di acquisto e finanziamento. La stasi burocratica e il rischio di rassegnazione allarmano il mondo della cultura, spingendo attori, registi, direttori artistici e figure come Marisa Laurito a chiedere di sollevare il sipario.

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