Mafia, giudici: tentativo incompiuto di Bagarella e Brusca di ricatto a Berlusconi

"Pur in assenza della prova della veicolazione della minaccia in danno del presidente Berlusconi è evidente che il reato si sia arrestato al livello del tentativo con una condotta che va in questi termini attribuita agli imputati Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Roma - Villa Grande Nella foto Silvio Berlusconi

PALERMO – “Pur in assenza della prova della veicolazione della minaccia in danno del presidente Berlusconi è evidente che il reato si sia arrestato al livello del tentativo con una condotta che va in questi termini attribuita agli imputati Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca… E’ indubbio, infatti, che il progetto ricattatorio ripreso nel marzo del 1994 da questi soggetti, dopo gli arresti prima di Riina ed a seguire dei fratelli Graviano (che avevano un loro canale di comunicazione con Dell’Utri), non sia stato portato a compimento, contrariamente alla volontà degli stessi Bagarella e Brusca, soltanto perchè Dell’Utri non ha veicolato (rectius: non vi è la prova che lo abbia fatto) la minaccia fino al Governo”. Lo scrive la corte d’assise d’appello di Palermo presieduta da Angelo Pellino (giudice estensore Vittorio Anania) nelle motivazioni della sentenza del 23 settembre 2021 in cui vennero assolti dall’accusa di minaccia a corpo politico dello Stato gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno e l’ex senatore di Fi Marcello Dell’Utri, ribaltando le condanne in primo grado. La corte ha confermato le condanne per i capi Leoluca Bagarella e Antonino Cinà.

(LaPresse)

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