Giovanni Malagò, Commissario straordinario della FIGC, ha rilanciato la sua candidatura in vista delle elezioni federali fissate per il 14 dicembre. In un’intervista, si è mostrato convinto di poter essere rieletto alla guida del calcio italiano, nonostante le voci su possibili alternative emerse tra i club di Serie A.
“Dopo la mia elezione non mi sono mai sentito abbandonato dalla maggioranza”, ha dichiarato Malagò, minimizzando i rumors. “Prendo atto che ci siano delle resistenze, da parte di soggetti che hanno storie importanti alle spalle, ma con il dialogo si può creare persino condivisione”. Per consolidare il suo supporto, ha avviato un dialogo diretto con i vertici del massimo campionato: “Sto chiamando tutti i presidenti di Serie A uno per uno: ne ho sentiti già tredici e tutti mi garantiscono il loro sostegno”.
L’obiettivo dichiarato è quello di compattare un mondo che per anni ha vissuto di forti divisioni. Malagò ha poi ripercorso le fasi che hanno portato alla nomina di Roberto Mancini come Commissario Tecnico della Nazionale, svelando alcuni retroscena. La sua intenzione iniziale era quella di affidare la responsabilità del Club Italia a una figura esterna per potersi dedicare a compiti organizzativi, gestionali e istituzionali.
Per questo ruolo, aveva scelto Paolo Maldini. “Ho pensato a un nome che mi desse garanzie e ho scelto Maldini, pensando che con lui si arrivasse alla stessa conclusione sul ct”, ha spiegato Malagò. Maldini avrebbe diviso il percorso con Leonardo, anche sul piano economico, e il Commissario non si è opposto. Il duo Maldini-Leonardo ha avuto un incontro con Pep Guardiola, che però ha declinato l’offerta per motivi personali e familiari, pur mostrando disponibilità futura.
A quel punto, l’idea di Maldini era di puntare su un “vincente del 2006”. La scelta era orientata verso Andrea Pirlo, ma è emerso un ostacolo imprevisto: un contratto che legava l’ex centrocampista a una società di scommesse russa. “Né io né lui ne eravamo a conoscenza. A quel punto ho detto: fermiamoci qua”, ha raccontato Malagò, aggiungendo di non essersi disperato per il fallimento di quella pista.
“Fino a quel momento ero stato leale con Maldini, anche se speravo lui convergesse sulla mia scelta”, ha concluso. Il percorso è così tornato all’opzione iniziale, Roberto Mancini. Malagò ha infine precisato di non serbare rancore verso Maldini, con cui ha parlato dopo la rottura, e ha espresso il desiderio di incontrarlo a Milano dopo il voto federale.





