Malagò resta al CONI, ora la sfida delle riforme

16
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio
Pubblicato il

L’acceso scontro istituzionale ai vertici dello sport italiano si è concluso con la conferma di Giovanni Malagò alla presidenza del CONI. Il tentativo di rimuoverlo, basato su una contestata tessera associativa, non ha avuto successo, lasciando però un clima di tensione e la necessità di una profonda ripartenza. Malagò esce vincitore dalla contesa, ma il suo mandato entra in una fase delicata.

Il presidente avrà ora a disposizione due anni per realizzare le riforme promesse in campagna elettorale, in particolare quelle attese dai club di Serie A che hanno sostenuto la sua elezione. Il suo capitale politico appare tuttavia ridotto dopo gli ultimi avvenimenti, e la fiducia nel nuovo corso federale si è indebolita tra diversi attori del calcio italiano. Va anche detto che la presidenza ha commesso alcuni errori, contribuendo a un percorso finora segnato da continui ostacoli.

Questo scontro non è stato un episodio isolato. In passato, altre vicende hanno minato la stabilità del sistema, come un’inchiesta sul mondo arbitrale, annunciata come una nuova “Calciopoli” ma risoltasi in un nulla di fatto, che ha coinvolto e poi scagionato l’arbitro Rocchi. Anche in quel frangente, gli oppositori avevano invocato il commissariamento. Successivamente, si è verificato il caso del “pantouflage”, relativo al passaggio di dirigenti tra società, anch’esso conclusosi senza conseguenze pratiche ma riproponendo la minaccia di una gestione esterna.

Alla complessa situazione hanno contribuito anche alcune scelte della presidenza, come la gestione della nomina del commissario tecnico della Nazionale di calcio, che ha visto alternarsi diversi candidati. L’epilogo di questa lunga serie di attacchi, con la questione della tessera, ha suscitato la perplessità e la preoccupazione di organismi internazionali come UEFA e CIO, che hanno assistito alla vicenda.

La crisi ha messo in luce il difficile rapporto tra politica e sport nel Paese. La critica mossa è che la politica abbia cercato di “occupare” lo sport più che di “occuparsene”, trascurando il bisogno di riforme strutturali, sostegni e indirizzi chiari.

Da questa situazione emerge l’urgenza di avviare una nuova stagione per il CONI. È necessario un rinnovamento della classe dirigente per ricostruire un clima di fiducia e liberare l’ente da logiche di potere interne. Le fondamenta del CONI di domani dovranno poggiare su criteri di competenza, modernità ed efficienza, trasformando le macerie attuali in un’opportunità per il futuro dello sport italiano.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome