Gianluca Mancini è pronto a riprendersi il centro della difesa dell’Italia, dove ha già giocato nella recente sfida di Nations League contro il Belgio. In quell’occasione la prestazione non è stata ottimale, ma il difensore giallorosso ha coltivato una forte volontà di riscatto, alimentata dalla sua natura competitiva. Il suo ritorno stabile nel gruppo azzurro è il frutto di un percorso di crescita personale, ma deve molto anche all’influenza di Gian Piero Gasperini, il tecnico che lo aveva lanciato a Bergamo e che lo ha rigenerato alla Roma.
Il rapporto tra l’allenatore e il difensore è stato fondamentale. Gasperini, considerandolo un suo “pretoriano”, ha avuto un ruolo chiave anche nel suo rinnovo contrattuale con la Roma fino al 2029. Il tecnico è stato diretto fin dal suo arrivo, come ha raccontato al Festival dello Sport di Trento. “Gli ho detto che non era possibile che in tanti anni non fosse andato con continuità in Nazionale”, ha spiegato l’allenatore, attribuendo la causa a “comportamenti che non lo premiavano”.
Il riferimento era a una serie di atteggiamenti in campo, come proteste eccessive, provocazioni e confronti diretti con gli avversari, che avevano contribuito a creare un’immagine negativa del giocatore. Gasperini gli ha consigliato di correggere subito queste abitudini. “Gianluca poi ha fatto una stagione fantastica”, ha aggiunto il tecnico, “e si è tornati a parlare di Mancini soprattutto come giocatore: ha fatto gol determinanti ed è tornato in Nazionale”.
In passato, la sua irruenza era diventata un problema. Nella stagione 2021/22, Mancini era diventato il difensore più ammonito d’Europa nei top campionati, con un bilancio di 21 cartellini gialli in 46 partite, spesso per proteste o scontri verbali. Lo stesso giocatore ha ammesso di aver lavorato su questo aspetto: “Ho capito che certi atteggiamenti mi portavano lontano dalla partita e pian piano ho imparato a gestire certe reazioni”.
Il dialogo costante con Gasperini è stato decisivo per aiutarlo a mantenere la concentrazione sul gioco, evitando distrazioni inutili. Il lavoro del tecnico è stato un intervento psicologico mirato, che ha inciso positivamente sulla mente del giocatore. Il cambiamento non ha azzerato le ammonizioni, ma ne ha modificato la natura. Nel suo ruolo di “braccetto” di difesa, Mancini è spesso chiamato ad avanzare e a effettuare recuperi in campo aperto, azioni che comportano un rischio di fallo. Nella scorsa stagione ha ricevuto 12 cartellini gialli, ma si è trattato prevalentemente di sanzioni per falli di gioco. Questa evoluzione disciplinare lo ha riportato a essere un atleta di livello internazionale.









