Sergio Conceição ha ripercorso la sua intensa e breve avventura sulla panchina del Milan, un semestre da gennaio a giugno 2025 carico di emozioni contrastanti. In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l’allenatore non ha nascosto le difficoltà ambientali incontrate, puntando il dito verso una struttura societaria che ha percepito come distante.
“Ogni allenatore ha bisogno di un certo tipo di supporto alle spalle, altrimenti diventa difficile avere credibilità di fronte ai giocatori”, ha affermato il tecnico. Una frase che lascia intendere un senso di isolamento e la mancanza di quelle che ha definito “le condizioni ideali” per poter lavorare al meglio e costruire un progetto solido. La sua analisi suggerisce una governance lontana dalle dinamiche quotidiane di Milanello.
L’episodio più emblematico di questa distanza riguarda proprio il vertice della proprietà. “Quando c’ero io, Cardinale non venne mai a Milanello”, ha rivelato Conceição. Un’assenza fisica significativa, rafforzata da un retroscena quasi surreale legato alla vittoria più importante di quella gestione. “Mi mandò un messaggio per complimentarsi dopo la Supercoppa, ma io non risposi perché non avevo nemmeno il suo numero e lo lessi solo tempo dopo”. Una comunicazione mancata che descrive perfettamente un rapporto mai decollato.
Nonostante il contesto complicato, il bilancio sportivo ha regalato soddisfazioni importanti. “Non mi pento di quei 6 mesi”, ha precisato, sottolineando i traguardi raggiunti. La conquista della Supercoppa Italiana resta il fiore all’occhiello della sua gestione, un trofeo che ha dimostrato la forza e la capacità di reazione del gruppo.
Altrettanto esaltante è stato il percorso in Coppa Italia, dove la squadra ha eliminato rivali di prestigio come Roma e Inter, accendendo l’entusiasmo dei tifosi e arrivando a un passo da un’altra coppa. Proprio per questo, la delusione per la sconfitta nell’atto conclusivo è ancora palpabile. “Raggiungere la finale è stato fantastico, ma ancora mi brucia aver perso quel titolo con il Bologna”, ha confessato, lasciando trasparire un’amarezza che il tempo non ha cancellato.
Infine, il tecnico ha rivolto un pensiero al suo successore, Rúben Amorim, avversario di tante battaglie in Portogallo. “Lo conosco bene, abbiamo vissuto sfide accese io da allenatore del Porto e lui dello Sporting”, ha ricordato, prima di concludere con grande fair play: “Gli auguro di fare bene a Milano”. Un ideale passaggio di consegne a distanza.



