Il Milan ha ottenuto una vittoria fondamentale, ma l’analisi della gara rivela una squadra a due facce. Per un’ora si è vista la versione migliore dei rossoneri: una formazione organizzata, fluida e a tratti spumeggiante, efficace anche in fase di non possesso. Poi, negli ultimi venticinque minuti, è arrivato un crollo improvviso.
La squadra ha perso lucidità, mostrando il peggio di sé e rischiando di vanificare il risultato. Un calo che ha radici nella condizione atletica e mentale, ma anche in alcune scelte molto discutibili dell’allenatore.
Da questa prestazione emerge una certezza: la squadra non può prescindere da Adrien Rabiot. Il francese si è confermato il leader tecnico e carismatico del gruppo, un giocatore di un’altra categoria, in netto contrasto con le critiche espresse da Gerry Cardinale qualche settimana fa.
Le sue prestazioni sono state eccezionali, con sette partecipazioni a gol in sette presenze. Per questo motivo, il club ha il dovere di accelerare le trattative per il suo rinnovo. Perdere un talento del genere rappresenterebbe un errore strategico imperdonabile.
Se la prima ora ha fornito indicazioni positive, il finale deve spingere a una riflessione, soprattutto per Rúben Amorim. L’allenatore ha contribuito al crollo, forse per la voglia di stupire. Con la squadra già in difficoltà, la scelta di smantellare il centrocampo togliendo contemporaneamente Modric e Musah si è rivelata un errore tattico evidente.
L’inserimento di giocatori non ancora pronti come Estupiñán, Loftus-Cheek e Jashari ha aggravato la situazione. Questo triplo cambio ha disorientato la squadra, alimentando la paura e lasciando in campo una formazione non all’altezza per gestire un finale così delicato.
Le scelte errate non si sono fermate qui. Anche l’inversione di ruolo tra Moreira e Hutchinson ha aggiunto confusione. Sorprende, inoltre, la decisione di non dare una chance a Bartesaghi al posto di un Estupiñán in difficoltà, così come l’aver ignorato un Cisse in stato di grazia.
Ora Amorim dovrà fare tesoro di quanto accaduto, ripartendo dalla prima ora di gioco ma imparando dagli errori di gestione. Alla fine, la cosa più importante era vincere e l’obiettivo è stato centrato. Tuttavia, per competere ai massimi livelli servirà maggiore equilibrio.





