Ministro della Difesa, Trenta: “La leva obbligatoria non tornerà in Italia”

LP / AFP PHOTO / JOHN THYS in foto Elisabetta Trenta
Di Dario Borriello

ROMA (LaPresse) – La leva obbligatoria non tornerà. Parola di Elisabetta Trenta. Il ministro della Difesa chiude la porta alla possibilità che l’Italia reintroduca la cosiddetta ‘naja’ per tutti i giovani. “È un’idea molto romantica, che piace a tante persone. Se ne parla sempre molto bene, ma credo che non sia al passo con i tempi“, dice al ‘Tg5‘. “I soldati oggi sono dei professionisti e non abbiamo più le truppe che vengono dalle Alpi“. Dunque “non c’è più bisogno di tanti soldati tutti insieme“, spiega. Ad accarezzare l’idea era stato il collega Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno, infatti, non ha mai fatto mistero di essere “a favore della reintroduzione del servizio militare“. Non mancando di sottolineare però che si tratta di “una posizione personale, che non impegna il governo“.

L’obbligatorietà della leva fu cancellata nel 2004, durante il secondo governo Berlusconi, di cui la Lega di Umberto Bossi era parte integrante

All’epoca si parlò di ‘professionismo’ dei militari, anche se nella realtà dei fatti il progetto non è mai stato realizzato in maniera compiuta. Eppure alle nostre forze armate sono assegnati compiti di importanza primaria. Soprattutto nelle missioni internazionali, sulle quali la politica da anni dibatte e si divide. Tra chi si professa favorevole e chi, invece, è contrario a prescindere. La discussione, oltre quella ideologica, si è estesa soprattutto ai costi. “È l’ultima cosa a cui dobbiamo pensare“, ammonisce però Trenta. Invitando a ragionare invece “a qual è il vantaggio“. Perché “le missioni internazionali si svolgono in aree assolutamente instabili, che possono essere pericolose anche per l’Italia“. Il ministro spiega che “dove c’è instabilità può nascere il terrorismo“, che poi “potrebbe arrivare anche da noi. Andare in un’area e cercare di stabilizzarla” quindi “significa fare qualcosa di molto importante anche per il nostro Paese“.

Il fondamentalismo è uno degli allarmi su cui l’Italia lavora giorno e notte

Su vari fronti, compreso quello della gestione dei flussi migratori. “Anche se la probabilità è molto bassa, potrebbe accadere che un terrorista riesca ad arrivare sulle nostre coste attraverso un barcone“, sottolinea ancora Trenta. “La Difesa deve contribuire, e lo fa già attraverso la Marina, a controllare le migrazioni incontrollate, perché possono essere pericolose“. Ma questo non è l’unica strada da percorrere. “Dobbiamo lavorare con gli altri Paesi e rafforzare il loro sistema di Difesa, cioè rafforzare le loro forze armate, perché – conclude il ministro – siano in grado di controllare il terrorismo“. Sulle spalle dell’Italia c’è una doppia responsabilità, dunque. Ma le nostre forze armate hanno spalle larghe e forti.

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