Ospedale Caserta, pazienti su barelle e nei corridoi. La denuncia: “Emergenza sanitaria costante”

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Pazienti sui lettini in ospedale a Caserta
Pazienti sui lettini in ospedale a Caserta

CASERTA – A distanza di una settimana la situazione del pronto soccorso dell’azienda ospedaliera di Caserta non accenna a migliorare. La causa principale dell’emergenza risiede nel perdurante corto circuito comunicativo tra l’ospedale e le strutture territoriali dell’Asl, incapaci di coordinarsi per la gestione e la disponibilità dei posti letto. La denuncia arriva direttamente dal sindacato delle professioni infermieristiche NurSind del segretario territoriale di Caserta Antonio Eliseo che dipinge un quadro di estrema sofferenza operativa. All’interno del presidio ospedaliero i pazienti restano per giorni stipati nei corridoi o sistemati sulle barelle dei mezzi del 118, bloccando di fatto la rete dell’emergenza-urgenza. La drastica riduzione dei posti letto nei reparti ordinari e la saturità di settori chiave come Ostetricia – dove le donne gravide vengono talvolta ospitate in sala parto o travaglio – sono aggravate dall’impossibilità di trasferire i pazienti stabilizzati o cronici verso strutture territoriali di post-acuzie.

Sul fronte dell’Asl, tuttavia, la burocrazia sembra viaggiare su binari opposti rispetto alla realtà dei fatti, almeno stando alle immagini realizzate sul posto. Negli atti ufficiali, la direzione sanitaria dell’Asl Caserta ha recentemente formalizzato l’attestazione di completamento dei lavori per l’ospedale di Comunità (OdC) di viale Melvin Jones a Caserta, intervento finanziato con fondi Pnrr (Missione 6) e consegnato in via anticipata a metà agosto. Delibere e modelli operativi certificano la conformità agli standard e l’attivazione dei servizi a decorrere dal 20 agosto scorso per la gestione di 20 posti letto territoriali ad assistenza infermieristica continuativa. Secondo NurSind, la realtà operativa è ben diversa. La rete territoriale composta dagli ospedali di Comunità della provincia (tra cui Caserta, Capua, Santa Maria Capua Vetere e San Felice a Cancello) e dalle restanti case di Comunità risulterebbe nei fatti ancora inutilizzabile o inattiva, privando la rete sanitaria locale dei circa 140 posti letto teoricamente disponibili per decongestionare l’ospedale hub.

In un documento la Nursind ha chiesto di conoscere “la data effettiva per la messa in esercizio e attivazione della CdC Spoke di Casagiove e della CdC Hub di Caserta; la pianificazione e programmazione dettagliata dei servizi socio-sanitari che saranno erogati presso le singole strutture. “Si metta mano immediatamente a un protocollo operativo interaziendale per fronteggiare l’emergenza sanitaria costante,” incalza Gennaro Pascale della segreteria NurSind Caserta che con Antonio Eliseo e Fabio Di Gioia stanno seguendo il caso. “Le direzioni strategiche di Asl e Azienda Ospedaliera non possono continuare a ignorare il problema. È necessaria una concreta sinergia capace di accogliere le esigenze assistenziali del territorio, a partire dai ricoveri. Il personale sanitario non può essere lasciato solo in questo disastro. Abbiamo sollecitato la politica e le amministrazioni comunali affinché non restino indifferenti”.

Il sindacato ha chiesto un incontro urgente ai vertici sanitari locali per sbloccare l’effettiva presa in carico dei pazienti nelle strutture intermedie e superare la paralisi che sta piegando l’assistenza cittadina. “Abbiamo avuto problemi con gli allacciamenti elettrici per ospedali e case di comunità. Diciassette strutture sono nuove di zecca. Abbiamo implementato le assunzioni” afferma il direttore dell’Asl Antonio Limone. Il sindacato si sta anche occupando della casa di comunità di Casagiove.

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