Palermo, l’addio di Miccoli: i rimpianti e l’amore

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Cronache Mercato
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L’ex attaccante e capitano del Palermo, Fabrizio Miccoli, ha annunciato il suo addio al calcio giocato, cogliendo l’occasione per ripercorrere le tappe più significative della sua avventura in rosanero. In una lunga intervista ha parlato del suo rapporto intenso e talvolta controverso con la città e i suoi tifosi.

“Sono andato via nel 2013, ma ogni volta che torno qui percepisco un amore immenso, ed è un sentimento reciproco”, ha dichiarato l’ex numero 10. “Naturalmente c’è ancora qualcuno che non ha cambiato idea su di me, ma ringrazio anche loro, perché quelle reazioni mi hanno fatto capire quanto tenessero alla mia figura. C’è chi mi ha perdonato subito e chi ha impiegato più tempo”.

L’ex calciatore ha però messo un punto sul passato e guarda al futuro con nuovi obiettivi. “Adesso mi interessa soprattutto lavorare con la Fondazione Falcone e impegnarmi per fare qualcosa di buono per questa terra”.

Tra i ricordi indelebili della sua carriera, uno spicca su tutti. “Il momento più bello? Senza dubbio il mio centesimo gol in Serie A, segnato nel derby contro il Catania nel 2012. Un’emozione indescrivibile”.

Non sono mancate, però, le delusioni cocenti, due in particolare che ancora oggi lasciano l’amaro in bocca. “Ho due rimpianti che metto sullo stesso piano. Il primo è la partita pareggiata contro la Sampdoria a maggio 2010: se non mi fossi rotto il legamento crociato, sono convinto che avremmo vinto e conquistato la qualificazione in Champions League”, ha raccontato.

“L’altro grande rammarico è la finale di Coppa Italia persa contro l’Inter nel 2011”, ha aggiunto. “L’allora allenatore Delio Rossi non mi ha mai spiegato il motivo per cui mi fece partire dalla panchina in una partita così importante. È una domanda che è rimasta senza risposta”.

Miccoli ha poi spostato l’attenzione sull’attualità, esprimendo grande fiducia nell’attuale squadra. “C’è tanta voglia di Serie A, merito del grande lavoro che stanno facendo il club e l’allenatore Filippo Inzaghi. Con tutto il rispetto per le avversarie, credo che il Palermo abbia davvero il destino nelle proprie mani per la promozione”.

Tra i giocatori della rosa attuale, uno in particolare lo ha impressionato. “Vavassori mi ha rubato l’occhio, e non solo per la doppietta che ha segnato. Mi dicono sia un ragazzo serio e con la testa sulle spalle, può fare molta strada. Quel secondo gol che ha fatto è da giocatore di grande freddezza”.

Un pensiero affettuoso è andato anche a Tommaso Milanese, talento cresciuto nella sua scuola calcio. “Sta brillando nell’Ascoli, anche se mai avrei immaginato di vederlo giocare come terzino”, ha commentato sorridendo. “È un ragazzo di grande qualità che seguo sempre con attenzione. L’allenatore è stato bravo a reinventarlo in quel ruolo”.

Infine, una riflessione sulla Nazionale italiana. “Il CT Mancini ha fatto bene ad allargare il gruppo a tanti giovani, sperando che i club diano loro più spazio. Ai miei tempi la convocazione era molto più difficile, dovevi fare bene per almeno tre anni. Ho collezionato una decina di presenze e ne vado molto orgoglioso, davanti a me c’erano dei fenomeni assoluti”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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